philosophy and social criticism

Archive for ‘marzo, 2017’

Terrorismo e globalizzazione

Non è il campo a rendere possibile il gioco, ma il gioco determina il campo. A loro volta le forze e il campo si determinano reciprocamente. Il pacifico mercato e la guerra sono due «campi di gioco di forze», l’uno e l’altro tendenzialmente globalizzati nel nostro tempo ipertecnologico e sovrapopolato

Quel lavoro che non è un lavoro

Nonostante l’intensificarsi di ricerche e inchieste, che riescono a scandagliare il lavoro non pagato in tutta la sua quotidiana, complessa articolazione, e nonostante i risultati sorprendenti che ne dimostrano la rilevanza quantitativa, in termini di tempo e denaro, l’ordine delle priorità non sembra possa esserne toccato: la cura, componente essenziale della vita umana, continua a macinare energie, intelligenza, saperi, destinati a restare screditati, o riconosciuti per la loro importanza solo da chi ne è protagonista, invisibile e inascoltato

Antropocene, capitalismo fossile, capitalismo verde, eco- socialismo. Dov’è l’uscita?

Negli Stati Uniti, le pubblicazioni di ecologia critica si rivolgono a un pubblico in crescita, come testimonia il successo dell’ultimo libro di Naomi Klein Uno dei promotori attivi di questa corrente di pensiero è la Monthly Review, insieme alla sua casa editrice. È quest’ultima a pubblicare il libro importante, e assai attuale, sull’Antropocene di Ian Angus, ecosocialista canadese e editore della rivista on line Climate and Capitalism

La sovranità del dollaro

Il programma del neoeletto presidente americano, Donald Trump, tutto volto a rafforzare l’economia interna isolando gli Stati Uniti dal resto del mondo, rafforza non poco gli argomenti sovranisti della destra populista europea. La qual cosa è in un certo senso paradossale se solo si pensa alla contraddizione tra l’auspicata sovranità economica nazionale e il dollaro, un moneta che è sì nazionale ma che funge contemporaneamente da moneta di riserva internazionale, una moneta cioè che è utilizzata per pagare le importazioni negli Stati Uniti, per finanziare gli investimenti diretti e indiretti all’estero, per erogare prestiti a imprese e paesi emergenti

Etienne Balibar: «L’universale non unisce, divide»

Fare i conti con l’universalismo. In questa intervista, Etienne Balibar ci spiega perché «abbiamo bisogno di imparare a pensare filosoficamente la condizione spuria delle istituzioni nelle quali viviamo» e che «la fonte comune all’universalismo e al razzismo – questi due opposti – è l’idea della specie umana così come essa è stata fabbricata dalla modernità borghese, di cui uno dei principali rappresentanti è Kant. Come può Kant essere al tempo stesso il teorico del rispetto incondizionato della persona umana e il teorico della diseguaglianza culturale delle razze?»

La malattia di Pasolini

L’interrompersi della storia, la scomparsa del “prima” va di pari passo con l’incapacità di inventare soluzioni possibili e prospettive praticabili. Gli stessi esclusi, le vittime dello sviluppo, non garantivano più alcuna garanzia di resistenza, almeno ipotetica. Le nuove generazioni, i “giovani” così bistrattati, temuti e rimpianti dall’ultimo Pasolini, sono allora i “mostri”, le cui ribellioni non accennano più a una possibile rivoluzione. Il potere borghese è stato interiorizzato a tal punto da corremepre le proprie vittime (Salò).

Non c’è un “mondo comune”

L’espressione “mondo comune” è ingannevole. Lo è per il fatto di darci a intendere che il mondo è immediatamente “oggettivo” e che noi lo condividiamo con altri. Ma quanto vale questa idea? Quanto vale oggi per noi che dobbiamo agire in condizioni politiche e sociali determinate?