philosophy and social criticism

Archive for ‘febbraio, 2018’

Amleto e Diabolik

Amleto e Diabolik, uomini che appartengono a immaginari apparentemente diversi, ma accomunati, oltre che dalla immancabile calzamaglia nera, da una vicinanza intima con la morte e dall’amore assoluto per una donna che scandisce il ritmo ed il senso della loro vita. Ma, oltre a questo, li lega qualcosa di più… etereo, come vedremo

Il demone di Tronti

Esce in questi giorni Il demone della politica (Il Mulino, pp. 656, euro 46.00), una corposa antologia, curata da Matteo Cavalleri, Michele Filippini e Jamila M.H. Mascat, che raccoglie alcuni dei lavori più importanti stesi da Mario Tronti dal 1958 al 2015. Il volume forse non consentirà di sciogliere davvero l’«enigma» di Tronti, o di rispondere alle tante domande che nelle sue opere vengono poste. Ma, riproponendo testi ormai per molti versi ‘classici’ e pagine dimenticate, offre la possibilità di rileggere le innovazioni, le svolte, i ripensamenti di una delle voci più originali del panorama teorico del Novecento italiano

Chiamami col tuo nome

Terza opera di una trilogia che è stata definita Trilogia del Desiderio, Call Me by Your Name, è l’ultima fatica del regista meno italiano tra i nostri cineasti, Luca Guadagnino

Lavorare per forza

La teoria del “capitale umano” prevede che, nel management di se stessi, tutto ciò che è negativo o rischioso ricada sulle spalle di chi lavora: chi non riesce a imporsi, chi è disoccupato, chi non è abbastanza produttivo, ha in sé un problema: è evidentemente inadeguato, è un fallito, non è capace di vivere come dovrebbe

Davos è davvero la capitale del mondo?

Di fronte al disordine mondiale, ci si chiede con sempre maggior insistenza “chi comanda il mondo”. La domanda è al centro dell’ultimo libro di Giorgio Galli e Mario Caligiuri che si concentrano sul ruolo della “superclasse” finanziaria e sull’impatto delle decisioni delle élites non elettive sui sistemi democratici

Afascismo militante: Berto e Delfini

Il Sessantotto, movimento contrassegnato dalla nevrosi, avrebbe rappresentato dunque l’inizio di un periodo che avrebbe condotto a una deprimente degenerazione nelle vita civile e culturale italiana. Di chi la colpa? Non si salvava nessuno: la borghesia, il grande capitale, i partiti, i rivoluzionari, gli accademici, gli editori. Tutti avevano (e hanno ancora, del resto) in comune una terribile malattia cronica: la retorica.