Il discorso del capitalista
maggio 25, 2010 by admin
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Università di Bergamo
Facoltà di Scienze della Formazione
10/11 giugno 2010
PROGRAMMA
Università di Bergamo, dipartimento di Scienze della Persona
SCHEDA CONVEGNO
Titolo: IL DISCORSO DEL CAPITALISTA
Sottotitolo: Analisi della tarda modernità, implicazioni etiche e sociali
Contenuti: L’espressione «discorso del capitalista» è dello psicanalista Jacques Lacan. La sua tesi è che il fondamento ideologico e culturale del capitalismo sia un discorso dello slegame, della proliferazione della frammentazione e della precarietà della condizione esistenziale e sociale. Egli rovescia l’ipotesi di Max Weber, che trova la genesi spirituale del capitalismo nell’ascetismo protestante, nella rinuncia e nel sacrificio di sé. Il «discorso del capitalista» esalta il godimento a scapito di ogni forma di legame. Il sacrificio di sé tipico dei primi capitalisti, è annullato dall’imperativo del consumismo, inteso come consumo di consumo. Dopo due secoli di incontrastato sviluppo, Lacan intuisce che il capitalismo non è solo uno dei modi più potenti di trasformare la società, da feudale a industriale, da contadina a urbana, da nazionale a globale, ma è un discorso che frantuma le relazioni affettive e solidali.
Il «discorso del capitalista», più di ogni altro, impoverisce la complessità del presente e le nostre qualità mentali. Pone dei forti limiti a quell’immaginazione creativa necessaria per interpretare in modo evolutivo le trasformazioni in corso. Il «discorso del capitalista» è una manifestazione del pensiero positivista monocausale. Espressione di una visione dell’agire sociale unidimensionale, esso rimanda agli schemi dualistici tipici della modernità (comunità/società, civiltà/cultura, Stato/società civile, normale/patologico), che hanno operato una riduzione drastica della complessità sociale e culturale.
Il convegno vuole essere un primo appuntamento per iniziare una riflessione in grado di rendere conto della molteplicità dei luoghi (salute, società-mondo, inconscio, scuola, ecc.) e dei linguaggi possibili in cui si declina il «discorso del capitalista» e i correlati processi di reificazione della realtà; si tratta delle derive dell’utilitarismo, della crisi della gerarchia, della mercificazione, della “liquefazione” dei rapporti e delle regole, dei processi di normalizzazione e standardizzazione, di specializzazione e di contro-produttività specifica.
Il pervertimento dell’utile, ad esempio, indica che, nell’attribuire un valore all’azione sociale, l’utile è il singolo parametro, che annichilisce qualsiasi altra dimensione dell’agire. Bellezza, giustizia, solidarietà, evaporano, assumendo la fumosità retorica delle buone intenzioni. Nella relazione con l’altro diventa prioritario avere un congruo tornaconto e le relazioni sociali tendono ad assumere un valore strumentale. Non solo l’utilità è assunta a valore, ma anche l’idea di performance efficiente è centrale, nel senso della velocità con cui si deve ottenere ciò che serve. I contesti sociali richiedono una velocità di esecuzione degli obiettivi imposti o sollecitati che lascia poco tempo per ritardi, eventi gratuiti, momenti di socialità, di ascolto e di condivisione, ecc. Oltre all’utilità, e alla velocità, è richiesto di rispondere a standard rigorosi, che stabiliscono criteri universali per essere più veloci ed efficienti nel raggiungimento dei risultati.
La metafora millsiana del “docile robot” rende immediatamente il significato che si tende ad attribuire all’ottimizzazione dei processi produttivi. È l’inumano tecnologico riproducibile in modo seriale, dove la dimensione sociale e artigianale del lavoro rischia continuamente di essere ridotta a procedura standardizzabile e anonima. L’umano del gesto tende trasformarsi in una componente meccanica riproducibile, impersonale, volta alla veloce precisione di un gesto utile e puntuale, che non si può permettere approssimazioni o improvvisazioni fuori dagli schemi protocollati.
Restano forse spazi e tempi nuovi, inesplorati, in cui l’umano possa esprimersi con tutta la sua spontaneità, fragilità, consapevolezza. Al di fuori del gergo dell’ossessivo, dell’utile, del performativo, gli ambiti generativi della socialità, della giustizia, della prossimità forse possono ancora essere frequentati. Un forse che non è semplicemente avverbio dubitativo, ma è – come disse una volta André Neher – un “teologumeno”, appiglio sottile ma sublime su cui il discorso del capitalista si infrange, pietra d’inciampo su cui provare a modulare un’andatura nuova. Non pascersi nel vittimismo significa anche mantenere vigile l’attenzione, la “preghiera spontanea dell’anima”, verso le occasioni di riscatto, di nuovo inizio.
Comitato scientifico: Pietro Barbetta, Chiara Brambilla, Martino Doni, Alberto Ghidini, Ivo Lizzola, Ugo Morelli, Cristiana Ottaviano, Paolo Perticari, Stefano Tomelleri
Segreteria Organizzativa: Alberto Ghidini, Aurora Minetti, Claudia Proserpio
Durata: 2 giorni
Periodo: 10/11 Giugno 2010
Relatori:
Pietro Barbetta (Università di Bergamo),
Riccardo Bellofiore, (Università di Bergamo),
Gianluca Bocchi (Università di Bergamo),
Marco Dotti (Università di Pavia),
Giovanni Leghissa (Università di Karlsruhe),
Ivo Lizzola (Università di Bergamo),
Ugo Morelli, (Università di Bergamo),
Mauro Magatti (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano),
Rocco Ronchi (Università dell’Aquila),
Simone Tosoni (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano).
Programma
Giovedì 10 giugno
h. 10 Roberto Pertici: Apertura dei lavori
h. 10.30 Stefano Tomelleri: Presentazione del percorso tematico
h. 11.00 Ivo Lizzola: Inabile alla merce: lo scarto dell’educazione
h. 11.45 Mauro Magatti: Il capitalismo tecno-nichilista
h. 12.30 Dibattito
h. 13 Pausa pranzo
h. 15 Pietro Barbetta: Mille plateaux continui d’intensità che non raggiungono mai il climax:
l’agrimensore e il bambino balinese
h. 15. 45 Gianluca Bocchi: Dopo la modernità. Oltre gli squilibri cognitivi,
per una ricostruzione armonica dell’essere umano nel mondo
h. 16.30 Riccardo Bellofiore: Il discorso dell’anticapitalista
h. 17.15 Dibattito
Venerdì 11 giugno
h. 9.30 Chiara Brambilla, Martino Doni: Presentazione del percorso tematico
h. 10 Rocco Ronchi: Il reale del capitalismo
h. 10.45 Giovanni Leghissa: Neoliberismo tra biopolitica e tanatopolitica
h. 11.30 Simone Tosoni, Internet e relazioni sociali al tempo dei Social Network
h. 12.15 Dibattito
h. 13 Pausa pranzo
h. 15 Marco Dotti, Rancore capitale
h. 15.45 Ugo Morelli: Organizzazione e capitalizzazione
h. 16.15 Dibattito
h. 17 Stefano Tomelleri: Conclusioni

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ISSN:2037-0857
Università di Pavia: Une éducation libertine
aprile 19, 2010 by admin
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Martedì, 4 maggio 2010, h 14
Università degli Studi di Pavia
Dipartimento di Lingue e Letterature
Straniere Moderne, aula didattica
Corso Strada Nuova 106/C
Marco Dotti e Jean-Baptiste Del Amo
discutono di
Une éducation libertine
Cie l’oblio — di me
maggio 11, 2009 by admin
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L’Atelier Kleist
al
Théâtre aux Mains Nues (Parigi 20ème)
23, 24 Maggio 2009
— — — — Con che occhi l’agonizzante mi colpì — — — —
Racconto mitologico; Pentesilea motivo.
L’oggetto, non smetto di sentirlo, non è un oggetto di fantasia; è con i miei sensi che vorrei, nella sua viva e vera presenza, penetrarlo e afferrarlo.
(Heinrich von Kleist, lettera dell’estate 1811)
Heinrich von Kleist
L’Atelier esiste ormai da un anno. Per alcuni giorni, il Théâtre aux Mains Nues ci accoglie. In questa occasione l’Atelier aprirà le porte per due presentazioni pubbliche di un lavoro in corso su Pentesilea, poema drammatico. Vi invitiamo dunque ad assistere a una delle due presentazioni programmate, il 23 o il 24 maggio 2009. L’orario preciso vi sarà comunicato in seguito.
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Dalla sua creazione in aprile 2008, l’Atelier è stato accolto in residenza a Montreuil (La Guillotine), e, in agosto, al teatro Ciro Pinsuti di Sinalunga (Siena, Toscana). In questo momento, prosegue il suo lavoro a Ivry. Per ora siamo in cerca non tanto di una produzione, quanto di incontri con degli interlocutori che ci permettano di sviluppare la nostra ricerca, che ci accolgano, ci consiglino, ci sostengano.
Atelier di ricerca teatrale — ossia: un luogo per sperimentare un’altra maniera di praticare il teatro. Altra, in quanto cerca di elaborare una scrittura scenica che le sia propria. E in quanto rifiuta di sottomettersi agli imperativi drammaturgici attuali. Altra, in quanto considera l’arte dell’attore come centro e cuore del proprio processo.
Il teatro di Kleist incita a rimettere in discussione la nostra concezione del teatro. Richiede un attore libero dalle pretese abituali, dalla sua affettazione volontaristica.
Kleist obbliga ad una strana de-possessione; contrappone alla pesantezza del nostro agire abitudinario, l’essere graziato che sfida la legge di gravità.
Al confine con la danza, col canto.
Julien Gaillard
per
L’Atelier:
Samira Baïbi, Roxane Cleyet-Merle, Sonia Fleurance, Julien Gaillard, Jérémy
Montheau, Adèle Ogier, Tonin Palazzotto, Hugo Rousselin, Margherita Trefoloni,
Agnès Valentin, Florence Valéro.
contatti : julien.alex.gaillard@free.fr
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L’atelier porta avanti la ricerca di una scrittura scenica singolare. Cerchiamo, al di là degli elementi abituali della drammaturgia teatrale, di dare vita a una forma ritmica e corale, in cui ognuno è responsabile dell’intero processo teatrale. Exit, quindi, la distribuzione dei ruoli, la linearità temporale e logica, e altri guazzabugli. Restano, lo speriamo, dei tracciati d’intensità spaziale e temporale — tutta una trama da cui far nascere le figure kleistiane. Nel presente. Lontano dal referente testuale già finito, dal gia-visto-già-fatto.
Un po’ d’oblìo…
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Théâtre aux Mains Nues
7 square des Cardeurs
75020 Paris
L’entrata sulla piazza si trova al numero 43 della rue St Blaise.
Métro: linea 9 fermata porte de Montreuil, linea 3 fermata porte de Bagnolet,
linea 2 fermata Alexandre Dumas
Autobus : 26, 76 o PC2
Durata dello spettacolo: sconosciuta.
Patrice Chéreau lit “Coma” de Pierre Guyotat
aprile 23, 2009 by Marco
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Patrice Chéreau lit Coma de Pierre Guyotat au Théâtre de l’Odéon sous la direction de Thierry Thieû Niang, les mardi 28 et mercredi 29 avril à 20h. Pendant une heure et demie, Patrice Chéreau décide de remonter sur scène pour défendre seul Coma de Pierre Guyotat, paru aux éditions du Mercure de France en 2006. Cet ouvrage autobiographique évoque les angoisses existentielles de la création, de l’écriture et de la dépression.
Autant de thèmes sur la difficulté d’être au monde que le comédien et metteur en scène avait déjà mis en voix en 2008 lors d’une lecture-spectacle à Salonique puis à Rome. Pierre Guyotat a commencé l’exercice de la lecture en 1984, lisant alors son texte Livre en Europe et en Amérique du Nord. Ce besoin désespéré d’expression s’inscrit dans une démarche d’artiste engagé. Participant aux comités de soldats ainsi qu’aux combats pour les immigrés et les prostitués, il crée en mai 1968, avec Nathalie Sarraute et Michel Butor, l’Union des écrivains et adhère au Parti communiste. Cet esprit contestataire se retrouve dans ses oeuvres qui font scandale à l’époque. Tombeau pour cinq cent mille soldats (Gallimard, 1967) – roman mêlant sexe et guerre pour lequel Michel Foucault avait déclaré : «Vous avez écrit là un des livres fondamentaux de notre époque : l’histoire immobile comme la pluie, indéfiniment itérative, de l’Occident au XXe siècle» –, a été interdit dans les casernes françaises en Allemagne par le Général Massu. Trois ans plus tard, la polémique se répète avec Eden, Eden, Eden (Gallimard), préfacé par Michel Leiris, Roland Barthes et Philippe Sollers. Cet ouvrage avait été censuré par le ministère de l’intérieur malgré une pétition de soutien signée, entre autres, par Pier Paolo Pasolini, Jean-Paul Sartre, Jean Genet et Pierre Boulez.






