philosophy and social criticism

Posts by Marco

Immigrazione e finanziamento dello stato sociale

Quando si parla di immigrazione in Svizzera raramente si mette in evidenza il suo ruolo nel finanziamento dello Stato sociale attraverso il versamento dei contributi sociali obbligatori. Ancor più raramente si ricorda che spesso, per una parte importante degli immigrati, a questi contributi non corrispondono le prestazioni sociali per le quali sono stati versati. Un’analisi di Christian Marazzi

Mutazione antropologica

Ci sono dei versi in friulano della Nuova Gioventù, in parte in friulano in parte in italiano, in cui si dice: «io piango un mondo morto» – questo verso rientra nello standard interpretativo pasoliniano – «ma non sono morto io che lo piango». E meglio, ancora: «non piango perché quel mondo non torna più, / ma piango perché il suo tornare è finito». Piangere etimologicamente vuol dire “essere percosso”, essere ferito, non tanto perché il mondo è morto o perché io sia morto, ma perché questa ferita, ora e qui, è una ferita totale, che non permette la “contraddizione dialettica”; tanto è vero che Pasolini diceva: «via Hegel, tesi, antitesi, sintesi, opposizioni pure»

«Tu non ucciderai». Ripensare l’Europa con Lévinas

Che cos’è l’Europa? L’Europa, scriveva Emmanuel Lévinas, è «la Bibbia e i Greci». L’Europa è la sfida dell’unicità. Solo l’unico, osservava il filosofo ebreo franco-lituano, «è assolutamente altro». Senza unicità, non si instaura alcuna alterità, alcun rispetto

Il punto opaco e intimo dell’esitazione

Un’intervista con Andrea Tagliapietra, filosofo e autore di «Esperienza», edito per Raffaello Cortina. «L’esperienza non è al nominativo, è sempre al dativo: “a me capita di fare esperienza”. Ciò accade anche nelle storie e nel narrare. Sia chi ascolta una storia, sia chi la racconta fa esperienza al dativo»

Il Kurdistan libertario ci riguarda!

Il Kurdistan libertario non ha equivalenti nel mondo. La sola iniziativa comparabile è quella delle comunità zapatiste del Chiapas, anch’esse fondate sulla democrazia diretta, l’auto-organizzazione di base, il rifiuto delle logiche capitaliste e stataliste, la lotta per l’uguaglianza tra uomini e donne

"Antonin Artaud"

Una guerra di Artaud

«Viviamo in un paese vinto e sottoposto a razionamento e in cui la mancanza di pane è diventata per me un’ossessione costante, e lei non immagine la sensazione penosa di vuoto che crea nel sistema nervoso, quando si passa il proprio tempo a pensare e a scrivere, il fatto di non avere un pezzo di pane in più da mettersi sotto i denti tra un pasto e l’altro» (Artaud)

Violenza e brutalità

Pubblicato il 2 settembre del 1977 sulle colonne di “Le Monde”, Violence et brutalité suscitò non poche polemiche. Furono in molti (su tutti il politologo Maurice Duverger) a leggere nelle parole di Genet una legittimazione senza se e senza ma del terrorismo della Rote Armee Fraktion (Raf). In realtà, il testo di Genet era soprattutto un attacco alla “sinistra divina” del Sessantotto, a quella “disinvolta e angelica” dei salotti, che alla violenza del gesto e, quindi, alla vita, preferiva la brutalità dell’ordine e delle galere

La natura violata disvela beni comuni

Ma oggi siamo entrati in una fase storica in cui il problema della proprietà e dei beni comuni acquista una nuova attualità, a causa di una duplice dinamica, sempre più dispiegata. Da una parte infatti, il capitalismo cerca sempre più di impossessarsi privatamente, a fini di profitto, di ambiti di realtà sinora inesplorate. Si pensi alle appropriazioni e brevettazione di piante e semi da parte delle aziende biotecnologiche negli ultimi anni