philosophy and social criticism

Posts from the ‘Francesco Paolella’ category

Il Vangelo secondo Leonard Cohen

Romanziere, compositore, interprete nonché autentico poeta, per quasi cinquant’anni Leonard Cohen ha tradotto in parole, e spesso in musica, il suo rapporto con la spiritualità. Mistico in un tempo in cui i cieli sembrano drammaticamente chiusi, Cohen ha affrontato a viso aperto gli interrogativi su Dio, la complessità dei rapporti interpersonali, la solitudine, la guerra

Liberare don Milani

Su don Milani si sia costruito negli ultimi decenni un santino, addomesticato e neutralizzato, appunto al fine di renderlo duttile ai bisogni del momento: il pacifismo, la lotta di classe, la difesa della scuola pubblica…

Italia stupefacente

Paese non produttore, l’Italia rimase al riparo dalla diffusione della droga fino alla Grande Guerra, quando la cocaina si infiltrò nei locali alla moda delle grandi città. Ciò non le impedì tuttavia di partecipare al processo diplomatico che pose le basi del controllo internazionale sul traffico degli stupefacenti. Ne parla Paolo Nencini nel suo ultimo libro

Lavorare per forza

La teoria del “capitale umano” prevede che, nel management di se stessi, tutto ciò che è negativo o rischioso ricada sulle spalle di chi lavora: chi non riesce a imporsi, chi è disoccupato, chi non è abbastanza produttivo, ha in sé un problema: è evidentemente inadeguato, è un fallito, non è capace di vivere come dovrebbe

Afascismo militante: Berto e Delfini

Il Sessantotto, movimento contrassegnato dalla nevrosi, avrebbe rappresentato dunque l’inizio di un periodo che avrebbe condotto a una deprimente degenerazione nelle vita civile e culturale italiana. Di chi la colpa? Non si salvava nessuno: la borghesia, il grande capitale, i partiti, i rivoluzionari, gli accademici, gli editori. Tutti avevano (e hanno ancora, del resto) in comune una terribile malattia cronica: la retorica.

Storia di Antonia

Leggere “Storia di Antonia” di Dario Stefano Dell’Aquila e Antonio Esposito è una esperienza impegnativa. In primo luogo per l’intollerabile tragedia che vi viene minuziosamente raccontata: la morte di Antonia Bernardini, bruciata viva nel suo letto di contenzione quando era internata nel manicomio giudiziario di Pozzuoli, circa 40 anni fa. In secondo luogo, la lettura del volume a tratti è davvero difficoltosa anche per i diversi linguaggi, per le diverse scritture che lo percorrono: dallo stile burocratico della magistratura a quello scientifico (o, a volte, solo apparentemente scientifico) della psichiatria, a quello giornalistico, più o meno “militante”

Senza madre?

La GPA (gestazione per altri, oppure, forse meglio: gestazione per conto di altri) è una questione cruciale del nostro tempo. Suscita riflessioni scandalizzate oppure già rassegnate, ed espone tutti al disagio che si prova davanti a mutamenti di cui non si possono comprendere bene i contorni né immaginare gli effetti. Tanto più, se pensiamo al fatto che forse, in un futuro ormai non più lontano, la pratica di mettere al mondo bambini voluti (progettati) da altre persone, non sarà il problema più grave e urgente con cui avremo a che fare in materia, e mi riferisco ovviamente all’ipotesi di poter realizzare uteri artificiali

La macchina Gadda

La scrittura gaddiana, e l’impalcatura teorica che ne è alla base, si trova al crocevia fra filosofia e letteratura – e basta andare a rileggere la Meditazione milanese, uscita postuma nel 1974 per rendersene conto. Gadda ha sempre cercato di rappresentare il mondo partendo dai fatti, dal dato storico-biografico

Cosa faceva Benji? Arendt e Benjamin

Dopo il suicidio nel 1940 di Walter Benjamin, Hannah Arendt lavorò con passione per anni e anni per far conoscere la figura e le opere dell’amico scomparso (“Benji”). In un certo qual modo, si tratta – così come appare dalle lettere e dagli altri documenti contenuti ne L’angelo della storia, appena edito da Giuntina – di una specie di vendetta, o almeno di una riparazione, contro il destino ingrato toccato a Benjamin

La malattia populista

Perché no? È questa la domanda che rimane in testa leggendo questo nuovo saggio sul populismo, firmato da Marco Revelli (Populismo 2.0, Einaudi, Torino 2017). Perché no? Perché non votare per Trump o Le Pen o per uno dei tanti populismi italiani?

Il fantasma del fascismo

La crisi della politica, che, specie in Italia, sta determinando un vero e proprio rigetto della democrazia liberale, si esprime senza dubbio nell’affermazione del populismo, che sembra contagiare tutti i moviment

I poveri sono ancora matti

I “folli” di oggi sono riconosciuti e accompagnati in una gestione che mira sostanzialmente a neutralizzare, con mezzi più discreti e meno violenti rispetto all’epoca manicomiale, le nuove classi pericolose. D’altra parte, fra pericolosità dei marginali e insicurezza della società esiste un rapporto quanto mai controverso: di sicuro, come dicevamo, oggi non è più all’ordine del giorno una riflessione sulle cause sociali (e non solo prettamente economiche) del disagio mentale

Metafisica dei consumi

Se anche la poesia – come ci dice serio Magnason – diventa un prodotto da scaffale, la poesia può finalmente degradarsi, disperdersi nell’inferno della sofisticazione e del fac-simile, tipico del consumo di massa. Ma in questo modo la stessa poesia si permette una specie di liberazione estrema: liberazione dal supermercato fatto a misura d’uomo. Ma è una liberazione inutile, per finta: io preferisco rimanere al sicuro nel mio purgatorio di detersivi e detergenti: chi vorrebbe tornare indietro? Chi potrebbe, pur volendolo?