philosophy and social criticism

Posts from the ‘Marco Dotti’ category

Sicurezza umana vs. paradigma sicuritario

Cosa intendiamo con “sicurezza umana”? Il concetto di “sicurezza umana” e la sua idea di fondo – rimarcano nel loro editoriale i curatori del fascicolo Michelle Becka, Felix Wilfred e Mile Babić – derivano dal rapporto del 1994 sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite.

Davos è davvero la capitale del mondo?

Di fronte al disordine mondiale, ci si chiede con sempre maggior insistenza “chi comanda il mondo”. La domanda è al centro dell’ultimo libro di Giorgio Galli e Mario Caligiuri che si concentrano sul ruolo della “superclasse” finanziaria e sull’impatto delle decisioni delle élites non elettive sui sistemi democratici

Hieronymus Bosch, immagini di un oscuro presagio per l´Europa

Chi riesce a vedere oltre l´immagine, in questa epoca dove le immagini sono diventate un brusio costante che non interroga né inquieta? Le immagini coprono lo spazio e saturano il silenzio. Aggiungono non senso al non senso. Ecco perché le figure di Bosch ci attraggono e spaventano al tempo stesso: sono il segno della nostra incapacità di leggere i segni, oltre il banale e il provvisorio. Proviamo a confrontare il suo San Cristoforo con la fotografia – che doveva cambiare il mondo, ma lo ha solo reso più assuefatto all´orrore – del piccolo Aylan Shenu

Cieca fortuna del capitale

Da monito contro la “vanitas” a invito al rischio e al gioco, la fortuna attraversa i secoli, si secolarizza, seguendo le trasformazioni del suo significato. Un percorso di letture tra Peter Sloterdijk, Marc Chesney e altri

Simbolismo della croce

Scriveva Friedrich Creuzer: “Una tradizione antichissima, considerata sacra anche in Grecia, consisteva nello spezzare una tavoletta e nel conservare le due unità separate come pegno e segno di un diritto di ospitalità concluso. Quel frammento della tavola spezzata (tessera) veniva chiamato proprio simbolo (symbolon)”.

Moribondi di successo

Da qualche anno in qua, si notano soprattutto schede delle lotterie istantanee, schede giocate e perdute ovviamente. Ecco, oggi il nostro bisogno di miracoli, di una protezione allo stesso tempo sacra e profana, cristiana e pagana, soprannaturale e concreta, passa soprattutto dai “gratta&vinci”, e non più da altre risorse, come dai santuari con gli ex-voto e anche dal soccorso di uomini santi, di eremiti, con le loro vite esemplari e col loro potere straordinario.

Deleuze/Guattari: una vita in due?

«La mia collaborazione con Deleuze», osservava Félix Guattari «non è il risultato di un semplice incontro fra individui». Si trattava, per loro, «mettere in comune non tanto un sapere quanto un cumulo di incertezze e un certo smarrimento di fronte alla piega che avevano assunto gli eventi, dopo il maggio Sessantotto».

Liturgia come gioco. Dialogo con Aldo Natale Terrin

Che cosa accomuna gioco e liturgia, gioco e rito se non quella proiezione al di là dell’utile, dei commerci, dei calcoli che Georges Bataille definiva nei termini di “dépense”? Il gioco come fatto sociale totale? Forse sì, ma un fatto sociale totale “useless”, oltre che “meaningless”. Del gioco, insomma, “non si dà perché”.

Dove si nasconde l’Occidente. Intervista con Alberto Abruzzese

Lo “spirito occidentale” possiamo rappresentarlo come una grande Idra: mostro che avanza nel mentre le sue tante teste s’azzannano tra loro per alimentare uno stesso, unico ventre. È obbligato a intrattenersi con civiltà che, spinte da una medesima necessità di dominio, lo contrastano volendo esse stesse farsi storia del mondo, mondo della storia.