philosophy and social criticism

Posts from the ‘Marco Dotti’ category

L’enfer des choses. Entretien avec Paul Dumouchel

Crise d’où vient aussi critique veut dire en grec le moment de la décision. On devrait regarder la crise actuelle de cette manière. Malheureusement c’est ce que semble-t-il personne ne veut faire. Il n’y a eu aucune tentative de remise en cause du système

Pavese e la Balena bianca

Scriveva Cesare Pavese: “Parlare. Le parole sono il nostro mestiere. Lo diciamo senza ombra di timidezza o di ironia. Le parole sono tenere cose, intrattabili e vive, ma fatte per l’uomo e non l’uomo per loro. Sentiamo tutti di vivere in un tempo in cui bisogna riportare le parole alla solida e nuda nettezza di quando l’uomo le creava per servirsene”

Versace, il killer e quel funerale kitsch

Gli americani adorano il sociopatico di successo, la loro non è tanto una società in cui nessuno conosce nessuno quanto una società in cui solo ai personaggi celebrati dai media si concede vera esistenza. Il resto, conta solo come eccezione. Che cosa dire e come non ridere davanti a Elton John, l’ex cantante oramai specializzato in coretti funebri, che piange al funerale dell’amico stilista, «fasciato da abiti di Versace, come fosse una Maria Antonietta»?

Il corpo abbacinante di Mircea Cărtărescu

Se il mondo fosse schiacciato su un piano infinito, che non concede fughe, «la terza dimensione sarebbe inimmaginabile per i nostri cervelli di carta». Ecco perché, scrive Mircea Cărtărescu, i personaggi in una fotografia sono immobili, rigidi, non tentano di sottrarsi, non conoscono le forme dell’esodo o dell’esilio.

Diario

Il diario, tra e scrittori e scriventi

Nel Livre à venir, in un capitolo dedicato a “Le journal intime et le récit” Blanchot ritorna sulla questione, stabilendo delle opposizioni elementari. C’è un’opera e nella vita letteraria quest’opera dà vita a un essere neutro, un être neutre. In opposizione, c’è l’uomo qualunque, l’uomo comune, l’uomo della vita quotidiana: è in questa vita quotidiana che si inscrive la pratica diaristica del sé.

Norman Manea, la lingua madre della verità

In principio era la parola, dicono gli antichi «Per me, la parola del principio fu romena». Nato in Bucovina nel 1936, in una regione al tempo fortemente animata dal plurilinguismo (romeno, yiddish, ucraino, polacco, lo slavo dei ruteni e poi il francese dei commerci e il tedesco delle élites), gli anni dell’infanzia – cinque, dall’ottobre del 1941 all’aprile del 1945 – trascorsi in un campo di concentramento in Transnistria, Norman Manea inizia così la propria riflessione su quella che ama chiamare la «lingua nomade», la «lingua domicilio», la «lingua placenta». Questa lingua nomade, domicilio e placenta per lui era e continua a essere il romeno.

"Bella scontrosa"

Michel Serres: gettare ponti dentro il rumore

In greco, ichnos significa per l’appunto l’impronta del piede, la traccia. Balzac, scrive Serres, ha visto questa “ichnografia”, ha colto «il pozzo dei fenomeni». Ne ha ascoltato la noise che – come rivela l’etimologia dell’antico francese, che scardina il vocabolario corrente per la Belle Noiseuse – vale tanto per il rumore, quanto per il furore.

"Pier Paolo Pasolini"

Pasolini sotto il segno di Paolo. Dialogo con Michael Hardt

«Non conformatevi alla mentalità di questo secolo», ammoniva il Paolo della Lettera ai Romani (12,2). Il contrario del conformarsi, del conformismo è la trasformazione, che Paolo evoca subito dopo: «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo, ma trasformatevi rinnovando la vostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto». La povertà è anche spogliarsi e abbandonare l’abito, cambiare status. Essere altrove, mai in un posto solo

Oltre lo spreco alimentare. La lezione di Tristam Stuart

Gran parte del cibo immesso sul mercato alimentare è in eccedenza e, anziché sulle nostre tavole, finisce direttamente nella spazzatura. In Europa, 89 milioni di tonnellate di cibo – in media 180 kg a persona – vengono sprecati ogni anno. In Italia, la media è di 109 kg a testa, per un valore complessivo di 37 miliardi di euro e un costo occulto medio a famiglia di 450 euro.

"homo digitalis"

Homo digitalis, homo addictus

L’Uguale risplende in una società interamente deprivata del suo “negativo”, dove non solo ogni forma di opposizione, ma anche ogni azione è preventivamente eliminata e sostituita da un’informazione. Informarsi equivale a esserci. Comunicare equivale a essere. Questo il teorema di una società dove ogni interstizio e ogni chiaro-scuro viene bruciato in nome del nuovo idolo: la trasparenza.

Depressi alla meta: Byung-Chul Han

La società della stanchezza è, una società della prestazione, non del lavoro. Richiede e impone prestazioni che mettono sotto pressione l’individuo a cui è richiesta – negli uffici, nelle fabbriche, a scuola, nella vita – una praticità “multitasking” e un’attenzione estesa ma superficiale simile a quella dell’animale che, per vivere in un habitat selvatico ha bisogno di suddividere la propria attenzione tra diverse attività in vista di un potenziale attacco.

"Roberto Roversi"

Bisogna inventare la realtà. La lezione pedagogica di Roberto Roversi

Attualità e inattualità di Roberto Roversi, editore, libraio, poeta che, dinanzi alla crisi culturale e editoriale dei nostri anni, raccomandava di “partire con tutte le forze, ma non più con rassegnazione”. Un dialogo con Luca Sossella sul senso del fare (editoria, oggi): “Ogni libro dovrebbe essere una nuova proposta pedagogica, cioè il contrario delle produzioni editoriali di massa che presuppongono in modo illusorio un cliente già determinato, cosicché finiscono per dare un corpo a questo non-lettore medio che hanno postulato. Il disastro è sotto gli occhi di tutti. Di tutti coloro che hanno occhi”

"Rifugio magico"

Rifugio magico per Norman Manea

Nel cerchio caldo dell’esilio il tempo non passa, il tempo comincia. Ogni giorno nuovo, ma ogni giorno uguale. Ogni giorno schiacciato su un presente eterno, irresponsabile, senza profondità di campo e, di conseguenza, senza storia.