philosophy and social criticism

I quattro Re Magi

Alfonso M. Di Nola

Accanto ai testi ritenuti divinamente ispirati, quelli che nell’insieme formano il Canone, la Chiesa ci ha trasmesso una serie molto numerosa di scritti che riguardano altre versioni ed aspetti del concepimento e della nascita di Gesù che, nel loro complesso, formano i cosiddetti apocrifi, cioé quei testi che, non essendo apertamente riconosciuti, erano trasmessi nascostamente o segretamente. Alcune volte gli apocrifi celavano dottrine eretiche o ritenute tali nel periodo di formazione del Canone: tale è, per esempio, la dottrina secondo ,la quale la madonna aveva avuto altri figli oltre Gesù. Altre volte i racconti apocrifi nascevano dalla invenzione popolare ed erano diretti principalmente a integrare o colmare quei particolari della vita del Cristo appena accennati nei testi ufficiali. Così, per esempio, i compagni di Gesù, in questi testi dimenticati, appaiono Giuda ed altri personaggi presenti nella posteriore narrazione evangelica, mentre Gesù riesce a compiere, fin dall’infanzia, azioni miracolose, quando cavalca su un raggio di sole e dà vita ai passeri di creta costruiti con le sue mani.

Le molteplici vergini

Questo tipo di narrazioni, che ha ispirato molte opere artistiche dell’antichità almeno fino al XVII secolo e che continua a riapparire nelle leggende popolari relative a Gesù, è particolarmente rilevante in tutte le descrizioni che toccano il concepimento e la nascita. Va tenuto presente che in molte religioni, e non solo in quella cristiana, il concepimento come teofania o irruzione della divinità nel mondo è accompagnato sempre da avvenimenti e particolari singolari destinati ad attestare la eccezionalità dell’evento. Così il Buddha nasce da una Vergine quando un elefante bianco le tocca il fianco; e da una Vergine nasce Zoroastro e parimenti ha la stessa origine verginale da Latona Apollo in Delo. Quasi a significare che una nascita divina sarebbe in qualche modo contaminata dal rapporto carnale umano.

Gli apocrifi così inventano in Giuseppe un marito puramente putativo della Vergine e anzi accentuano il mito verginale prima individuando in Gioacchino e di Anna il padre e la madre della Madonna, poi immaginando anche per lei una nascita verginale annunziata da un angelo. Da questo particolare mitico, medioevale, soprattutto in Francia, troverà ispirazione per i suoi celebri Madonna-armadi, che in forma antropomorfa rappresentano Sant’Anna e all’interno di essa la Vergine Maria la quale porta nel suo ventre il bambino Gesù: una diffusa costruzione analoga a quella delle scatole cinesi.

La greppia di Betlehem

Tutto l’ambiente in cui si verifica il miracolo della nascita è ben diverso da quello narrato dagli Evangeli canonici. In essi il bambino nasce in una greppia, probabilmente in una stalla, che nella posteriore narrazione, già in Giustino (160 dC), diviene una grotta e tale resterà fin nella topografia napoletana del presepe. Inoltre negli apocrifi Gesù nasce in una zona desertica fuori da Betlehem a circa tre miglia dal villaggio dove i genitori invano hanno cercato un ricovero, poiché grande è l’afflusso dei viaggiatori che si recano a Betlehem per il censimento. Anche estranei al testo canonico sono le due figure del bue e dell’asino che riscaldano il bambino con il loro fiato, mentre secondo una delle numerose fonti apocrife, alla nascita la grotta si riempie di un improvviso fulgore. Mentre la Vergine partorisce, Giuseppe si allontana dalla grotta alla ricerca di una levatrice ebrea che possa aiutarla ma, lungo il cammino, si verifica improvvisamente una integrale sospensione della vita cosmica: le foglie degli alberi non stormiscono più, i fiumi e i ruscelli trattengono il loro corso, gli operai che mangiano avvertono improvvisamente le loro mani trattenute e non riescono più a portare il cibo alla bocca. E poi, una volta verificatasi la teofania, tutto ricomincia a prender moto, a correre (panta ruei).

Da terre lontane intanto astrologi o Magusei che posteriormente diverranno Magi, attendono da secoli, scrutando il cielo, la profezia della nascita di un Messia in Galilea e, avutane notizia, per tre diversi vie si portano fino alla grotta ad adorare il fanciullo. Negli apocrifi essi non sono re e non sono tre; nei primi secoli saranno rappresentati in vario numero da sette fino a quattordici, mentre diverranno tre, con un re nero soltanto intorno al IX secolo, quando assumeranno nomi di origine persiana e ripartiranno verso lontani paesi per evangelizzarli e morire santificati.

La verginità delle nascita è un evento così miracoloso e inaccettabile che, secondo l’Evangelo del Protomatteo, una levatrice presente, Salomè, avvisata della straordinarietà del parto, entrò nella grotta, si avvicinò alla puerpera e volle constatare in modo diretto ed evidente la verginità di lei, immettendole un dito nella vagina (inspectio vaginae) e traendone la mano sanguinante a riprova della integrità della vergine che era tre volte tale, nel parto, durante il parto e dopo il parto: “E Salomè introdusse il dito nella natura di lei. E Salomè alzò un grido, e disse: ‘Guai alla mia iniquità e alla mia incredulità, perché ho tentato il Dio vivente. Ed ecco che la mia mano, arsa dal fuoco, si stacca da me’. La donna guarì miracolosamente per intervento di un angelo da lei invocato: ‘Ed ecco che apparve un angelo del Signore, dicendole: ‘Salomè, Salomè, il Signore di tutte le cose ha prestato ascolto alla tua preghiera. Avvicina la tua mano al bambino e prendilo in braccio, ed egli sarà per te salute e gioia’. E, piena di gioia, Salomè si avvicinò al bambino, e lo prese in braccio, dicendo: ‘Io lo adorerò, poiché egli è nato re per Israele’. E immantinente Salomè fu guarita, e uscì dalla grotta giustificata”. Questo episodio è stato più volte rappresentato figurativamente e fra l’altro ispira una delle ventisette formelle della cattedrale di Ravenna.

La parola del profeta

Un altro evangelo apocrifo, lo Pseudo Matteo, di probabile ambiente benedettino, rinnova la narrazione dello stesso episodio, così fondando miracolisticamente un punto essenziale della narrazione evangelica che, seguendo gli insegnamenti biblici, attribuisce una madre vergine al futuro Messia. Va tenuto presente che, secondo cenni già dati, lo stesso miracolo si ripete nelle altre religioni anche in occasione della morte e, riguardo al buddhismo, in occasione della rivelazione della Parola salvifica del profeta.

La chiesa nel corso dei secoli riesce ad espellere lentamente questi particolari della prima epoca narrativa. Popolarmente i magi diverranno strani protettori degli epilettici, applicandosi alla tipica caduta degli epilettici l’espressione “si prostrarono” dinanzi alla greppia: ancora nel tardo medioevo le formule magico-mediche contro l’epilessia invocheranno i magi. Inoltre essi divengono nel corso della storia patroni degli alberghi, dei loro custodi e dei viaggiatori, a motivo del lunghissimo viaggio che hanno due volte compiuto. Una volta trasformati in re, avranno il dominio delle varie parti di oriente che hanno evangelizzato e, secondo una singolare tradizione, da loro avrebbero avuto origine i tartari, i quali nel XIII secolo vengono in Europa e giungono fin sulle rive jugoslave dell’Adriatico per entrare in Italia e impossessarsi dei sacri copri conservati a sant’Eustorgio in Milano.

Poi, s’implica maggiormente la leggenda, Federico Barbarossa, nell’occupare Milano, ottenne le reliquie attraverso un baratto e le trasportò in Colonia dove furono conservate in una splendida cattedrale dalla quale più volte i fedeli tentarono di sottrarle. La chiesa milanese le avrebbe riottenute, anche se nella costante tradizione aveva sempre sostenuto di aver concesso a Federico dei falsi corpi invece di quelli autentici.

[da il manifesto, 24 dicembre 1996]

Alfonso Maria di Nola. Antropologo e storico delle religioni italiano (Napoli 1926 – Roma 1997). Ha studiato le religioni con rigoroso metodo scientifico, senza condizionamenti ideologici, cercando di analizzarne i diversi aspetti come fatti culturali e antropologici.

Dopo un periodo di insegnamento al magistero di Arezzo (1971-76), insegnò a Napoli presso l’Istituto universitario orientale (1977-90); passò quindi (1991) al Magistero di Roma, poi Università degli studi di Roma “Roma Tre”, dove insegnò fino al 1996. Ricevette, per il matrimonio misto dei genitori, un’educazione ebraica e cattolica, e iniziò da adolescente lo studio della lingua ebraica nella sinagoga di Napoli. Tali esperienze lo spinsero a occuparsi molto presto di storia delle religioni e di tradizioni popolari. Debitore nella sua formazione alla cultura marxista (A.Gramsci) e agli studi storico-religiosi di R. Pettazzoni ed E. De Martino, nel 1943 aderì al Partito comunista ancora clandestino, e da allora il suo impegno civile si trasformò in militanza politica e sindacale.

Dopo un’indagine diretta svolta a Lione nei primi anni Cinquanta tra i preti operai, scrisse Cristo in tuta (1954), analisi di una ribellione agli schemi di una Chiesa ritenuta immobile, che provocò una dura reazione del Vaticano. Fu più ricercatore che teorico, e i suoi studi più noti nacquero da ricerche sul campo, come Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna in Italia (1976), Inchiesta sul diavolo(1979), condotta in Toscana con gli allievi del magistero di Arezzo, e L’arco di rovo(1983), nel quale lo studio di comportamenti tradizionali dei contadini viene elevato a storia antropologica generale. Negli anni Settanta realizzò l’ambizioso progetto dell’Enciclopedia delle religioni (6 voll., 1970-76), di cui firmò gran parte delle voci. Frutto del suo impegno civile sono i saggi: Antisemitismo in Italia 1962-1972 (1973) e L’Islam (1989). Tra le altre opere: La preghiera dell’uomo(1957);Vangeli apocrifi (1977); Antropologia religiosa (1984); Cabbala e mistica giudaica (1984); La morte trionfata (1995); La nera signora (1995); Ebraismo e giudaismo (1996); Campania felix (1997).

tysm review
philosophy and social criticism
vol. 29, issue no. 32, january 2016
issn: 2037-0857
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