philosophy and social criticism

La crescita diseguale

di Christian Marazzi

Ieri la Federal Reserve, la banca centrale americana, dopo mesi di tira e molla, ha deciso di non restringere la sua politica monetaria, vale a dire di non ridurre l’acquisto mensile stratosferico di titoli di stato (40 mld di $) e di titoli immobiliari ipotecari (45 mld di $) che da oltre un anno ha indubbiamente contribuito a far crescere l’economia statunitense, soprattutto se la si confronta con gli effetti recessivi delle politiche d’austerità criminali dell’Unione europea. E’ una buona notizia, perché significa che il costo del denaro resterà basso, non graverà cioè eccessivamente sulle imprese e sulle economie domestiche indebitate. Ben Bernanke, il presidente della Fed, non ha però mancato di sottolineare che, in ogni caso, l’iniezione di liquidità (la cosiddetta quantitative easing, o allentamento quantitivo) verrà ridotta entro la fine dell’anno, a condizione che la disoccupazione americana diminuisca al 6,5% (oggi si situa attorno al 7,3%) e/o che i prezzi riprendano a salire. Sui destini della disoccupazione, però, la confusione è davvero grande: è infatti vero che è diminuita, ma solo perché è diminuito il numero di persone attive, mentre è aumentato il numero di persone che hanno rinunciato a cercare lavoro perché, semplicemente, non lo trovano. E per quanto riguarda l’inflazione, non ci sono segnali evidenti di una sua possibile impennata.

La brutta notizia è che, malgrado la crescita o, sarebbe meglio dire, a causa della crescita economia, le disuguaglianze negli Stati Uniti sono fortemente aumentate. I dati sulla crescita della disuguaglianza li ha riportati ieri il Financial Times: il reddito mediano statunitense, il reddito cioè che divide la popolazione in due parti uguali, tra il 2007 e il 2012 è diminuito dell’8,3%, e questo benché il PIL sia aumentato complessivamente del 5%. Insomma, la ricchezza creata va decisamente più al capitale che ai lavoratori. E poi, dato ancor più eclatante: sempre tra il 2007 e il 2012, il reddito dell’1% più ricco è aumentato del 20%, mentre per il restante 99% della popolazione americana è aumentato di un solo 1%. 

Non c’è che dire: nell’unico paese occidentale che in questi anni di crisi mondiale ha cercato davvero di stimolare la crescita economica con iniezioni di liquidità senza precedenti nella storia, la crescita c’è sì stata, ma al prezzo di unpeggioramento della distanza tra ricchi e poveri. E questo perché, nel capitalismo finanziario odierno, i redditi creati sono distribuiti, vien da dire automaticamente, a tutto vantaggio delle nuove élites finanziarie, di certo non di chi si arrabatta per conseguire un reddito in un mercato del lavoro senza regole e sicuramente senza dio. E allora, si continui pure a stampare moneta, ma fino a quando le disuguaglianze non diminueranno, la crisi sarà il nostro mantra, come pure la rivolta contro le ingiustizie sociali e economiche. 

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tysm literary review, Vol 5, No. 7,  August 2013

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