philosophy and social criticism

L’infanzia difficile del cane. Nota su Ugo Cornia

"Ugo Cornia, Animali"

di Francesco Paolella

«George, un pesce rosso di 10 anni, è stato operato al cervello in Australia. Un’operazione insolita e di massima precisione che è servita a rimuovere un tumore. Le foto dell’operazione sono state diffuse dall’organizzazione no profit Lort Smith grazie a cui George è stato operato. Come racconta la Bbc on line, il chirurgo Tristan Rich ha detto che ora il pesciolino sta bene. L’operazione è durata 45 minuti, sotto anestesia totale. Per tenere in vita George, è stato spiegato, gli è stata pompata dell’acqua addizionata di ossigeno attraverso le branchie. L’operazione è costata circa 200 dollari».

Nota su: Ugo Cornia, Animali (topo gatti cani e mia sorella), Feltrinelli, Milano 2014

Proprio mentre stavo per iniziare a scrivere qualcosa del nuovo libro di Ugo Cornia, Animali (Feltrinelli, Milano 2014), mi è capitato di leggere sul sito del “Corriere della Sera” questa notizia, che in qualche modo ha qualcosa a che farci. Cornia comunque non si occupa di pesci rossi.

Non saprei proprio dire se questo libro voglia farci ridere (e ridendo pensare agli animali e, in alcuni casi, provare a pensare come un animale) o piuttosto sia un libro dell’orrore. Cornia in sostanza fa qui la storia della sua famiglia in tre capitoli, dedicato ognuno a un tipo di animale: i topi, i gatti e i cani. Tutti e tre tipi di animali che, in ultima analisi, sono animali domestici (per scelta loro o dei padroni di casa a seconda dei casi). Quando scrive di topi che invadono casa sua – una vecchia casa dell’appennino emiliano dove la sua famiglia passa da sempre le vacanze – ci fa sentire la paura, la sua stessa paura che prova quando, entrando nella sua camera, si trova davanti un ratto che lo fissa, immobile. Uno sgomento che si trasmette davvero a chi legge. Sembra di provare quella stessa scossa elettrica, in mezzo alle scapole, segno indubitabile di panico, di atavico terrore.

Non che Cornia fosse, fin da bambino, uno che avesse una di quelle fobie verso gli animali – verso un tipo di animali. Anzi. Ma ritroviamo qui quel panico primordiale che in ognuno di noi può manifestarsi in modi diversi, e appunto non soltanto per i topi, ma per i ragni, per gli uccelli (i piccioni!), per le api e così via.

Lo stile del nostro scrittore modenese sa riportare la vita degli animali alla loro realtà, restituisce loro la loro intrinseca “doppiezza” (anche per i più simpatici e intelligenti). Ogni animale è irriducibile al solo essere addomesticato. Ogni tanto, anche in un gatto d’appartamento, la «bestia selvatica» deve tornare fuori ed è, in un certo senso, più dignitoso che sia così. E, d’altra parte, è necessario a volte ricordarsi di mezzi violenti per difendersi dagli animali: dalla castrazione (è peggio o meno peggio della sterilizzazione?) per cani e gatti, alla trappole e ai veleni per i topi (le pagine con la descrizione degli effetti di un topicida sono fra le più impressionanti del libro).

Cornia ci ricorda il bisogno incessante di vedere nel comportamento di ogni bestiola una intelligenza o una empatia a loro modo “umane”. Di ogni gatto o cane si potrebbe – e Cornia la fa – scrivere la storia, una specie di biografia: ecco che allora un suo cane, chiamato Tobia, avrebbe avuto un’infanzia difficile e, per questo, ha avuto sempre un rapporto complicato con il nostro autore.

Questo libro è anche la storia di una famiglia, dicevamo. Le vita di quegli animali attraversano e accompagnano quella di tutta la famiglia Cornia, e non rimangono sullo sfondo. Una storia familiare fatta – come ogni altra – di liti, incomprensioni, fissazioni, angosce; e malattie, e morti; e traslochi e vacanze.

tysm literary review

vol. 12, no. 19

september 2014

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issn:2037-08

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