philosophy and social criticism

Charles Péguy: «la storia passa dove vuole»

Ne La nostra giovinezza (1910), Charles Péguy aveva scritto: «quello che c’è di più imprevisto è sempre l’evento. Basta avere vissuto un po’ fuori dai libri di storia per sapere, per aver provato che tutto quello che si vuol far emergere è generalmente quello che accade di meno e quello che non si vuol far emergere è generalmente quello che accade». Ma che cosa accade alla storia, fuori dai libri di storia?

Il nuovo album di Lee “Scratch” Perry

Cosa si può dire oltre del Genio Puro, del rappresentante più eminente, il più antico, della musica elettronica, della sperimentazione che parte mezzo secolo fa proprio dalle elaborazioni soniche sulla musica Reggae?  Costantemente ammirato e studiato, nei suoi interminabili giri per il mondo, in tours, conferenze (quest’ anno anche alla Biennale D’Arte a Venezia) e incontri d’ogni tipo, passati gli ottanta anni, Lee Perry fa parlare  e fa ballare , di se e del suo mito vivente

L’Occidente nella gabbia del nichilismo

Due movimenti guidano la nostra società: da un lato, la promessa di immortalità, potenza sfrenata, liberazione da ogni limite; dall’altro, l’assoluta impotenza davanti alla complessità del reale. I giovani sono le prime vittime del sogno fallito dell’Occidente: irrisi nella loro ricerca di fede, derisi quando chiedono ordine e forma, e non vuoti “diritti”, si vedono negare il diritto al conflitto: unica, vera risorsa per uscire dalla brutalità dei nostri tempi tristi. Un dialogo con lo psicoanalista argentino Miguel Benasayag

Piccoli e ingenui

È raro che un romanzo, come questo di Paterlini, un romanzo che vuole essere un romanzo, riesca ad essere anche un saggio – e le diverse citazioni sparse nel libro, da Pasolini a Twain ad Agostino, sembrano dimostrarlo. Paterlini sembra qui, attraverso le parole del protagonista – l’unico che ricordi qualcosa di una infanzia così violenta in quel paese così desolato – assumere il tono del moralista, allo stesso tempo indignato e rassegnato

Harpo Speaks! Intervista con Martina Biscarini

Harpo Speaks! è il testamento letterario di Adolph Marx (detto Harpo) che, stanco di stare in silenzio (questo fu il suo ruolo in ogni spettacolo) decise di raccontare la sua vita a Rowland Barber (scrittore e sceneggiatore di: Lassù qualcuno mi ama, dramma diretto da Robert Wise nel 1956, tra gli altri) lasciando ai posteri una testimonianza di indubbio valore documentario e umano

Il sesso degli angeli

Il digitale, la rete, le nuove frontiere della pervasività pubblicitaria stanno compiendo una “rivoluzione tranquilla” che già mostra i suoi successi: i bambini di 9 – 10 – 11 anni sono già permanentemente interconnessi, i preadolescenti si mostrano sempre più precoci nel mettere in atto comportamenti sessualizzati; e si mostrano sempre più aderenti a stereotipi sessuali che fanno della discriminazione fra i generi e dell’uso “commerciale” del proprio corpo, due elementi naturali della vita sociale

Il rompicapo dell’inflazione

Christian Marazzi È ancora possibile prevedere come evolverà l’inflazione? Sembrerebbe di no, almeno sulla base degli assunti utilizzati negli ultimi decenni dalle banche centrali di tutto…

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Jacques Rancière : «Il popolo è una costruzione»

Il popolo non è la massa della popolazione; il popolo è una costruzione. Non esiste, è costruito da discorsi e atti. Occupy, le Primavere arabe, gli Indignati, piazza Syntagma a Atene, i movimenti dei sans-papiers, tutto ciò fabbrica un certo popolo di anonimi. E questo popolo è quello della democrazia: un popolo che manifesta il potere di non importa chi

Giorni di grazia di Arthur Ashe

Arthur Ashe nacque a Richmond, Virginia, nel 1943 da una famiglia di origini modeste e perse la madre quando ancora era un bambino. Il padre lo crebbe con un’educazione assai rigorosa, nondimeno le ristrettezze economiche non gli impedirono di laurearsi in economia e finanza né gli impedirono di avvicinarsi allo sport con profitto.

Allora più di oggi in quella parte di America la disparità dei diritti tra bianchi e neri era ancora molto marcata così, quando Arthur volle cominciare a giocare a tennis nel campo comunale, fu emarginato, perché nessun nero prima di allora aveva osato praticare lo sport che più di ogni altro era appannaggio della borghesia bianca. Arthur è cresciuto  con l’ossessione di essere investito dal peso della sua condizione di uomo nero e di successo, laddove, specie a quei tempi, era molto raro raggiungere fama e agiatezza tra gli afroamericani

La vita come azzardo

Quando parliamo di dipendenza dal gioco, specie in questo tempo di crisi lavorativa, dobbiamo operare una differenza tra coloro i quali cadono nella spira del gioco e al contempo offrono spiragli di uscita e guarigione, e chi invece fa dell’azzardo un elemento strutturale del proprio essere. I secondi sono ovviamente una esigua minoranza, ma esistono. A tale scopo dobbiamo utilizzare alcuni elementi di clinica, utili a comprendere la fenomenologia e la struttura dei cosiddetti “inguaribili”, e per i quali qualsiasi approccio di tipo “disintossicante” ha dato esito negativo. Uno tra questi è il concetto di perversione

Memorie di una aristocrazia poetica

Al di là degli artisti ritratti in questo libro di memorie, sono interessanti le osservazioni dell’autore, il poeta e saggista Elio Pecora, su come e quanto sia cambiato, e cambiato fino allo stravolgimento, il mondo della cultura italiana negli ultimi decenni. Vediamo in altre parole qui come la “società acculturata” si sia ridotta ormai a una esausta (ma apparentemente inesauribile) serie di eventi, a una sequenza di esibizioni, vediamo insomma come il narcisismo abbia escluso ogni possibile condivisione

Lavoro

Uscire dal lavoro? Intervista con Anselm Jappe

Nel sistema capitalista si preferirà fabbricare una bomba piuttosto che un giocattolo nel caso che la prima permetta di realizzarje un plus-valore superiore al secondo. Bisogna rompere questo processo di omogeneizzazione totalitaria di tutte le attività, l’astrazione totale in rapporto al contenuto di tutti i lavori particolari. Questo regno del lavoro astratto ha d’altronde reso superfluo, e allo stesso tempo molto sgradevole, gran parte del lavoro concreto che si svolge al giorno d’oggi

L’incognita populista

Nel suo libro «La variante populista» Carlo Formenti compie una duplice svolta. Da un lato intende infatti chiudere definitivamente i conti con l’operaismo. Dall’altro sostiene invece la necessità di adottare (seppur criticamente) lo schema populista delineato da Ernesto Laclau, perché ai suoi occhi solo la «forma populista» risulta adeguata a sostenere una battaglia capace di riconquistare la «sovranità popolare» e la «sovranità nazionale». Se percorrendo un simile sentiero la proposta di Formenti giunge certamente a cogliere alcuni nodi cruciali, rischia però anche di legittimare una deriva teorica e politica incontrollabile. E proprio per questo la «variante populista» somiglia molto a un’incognita di cui è davvero difficile prevedere le direzioni di sviluppo