philosophy and social criticism

Posts tagged ‘crisi’

Il paradosso della produttività

L’economista Robert Gordon ha recentemente sostenuto che il crollo della produttività a fronte della tanto celebrata rivoluzione informatica, è sintomo, per quanto paradossale, non di innovazione, ma più logicamente di stagnazione tecnologica. I veri progressi epocali, secondo Gordon, sono stati altri, dall’acqua corrente e dall’elettricità alla combustione interna, ai motori a reazione, agli ascensori che hanno ridisegnato le città, non l’informatica

Cli-fi. Riscrivere il mondo con l’eco-narrativa

Il fatto che la letteratura – da Lucrezio a Mark Twain, da Plinio a Jules Verne – “pensi” e prefiguri la catastrofe climatica non è una novità. Ma il fatto che, oltre a prefigurarla, tenti di anticiparla e, attraverso i suoi strumenti, provi a farsi carico di quei processi di cambiamento che, un tempo, avrebbe reputato non pertinenti al suo campo o al suo orticello, segna  un importante cambio di registro

Spaesati. Le anime morte del terremoto

Il nuovo lavoro di Ferracuti e Marrozzini racconta di una specie di “natura morta”: la vita degli uomini, vita che sembra essersi arrestata e arresa. Pochi volenterosi proseguono a tenere aperta una bottega o a curare, da medici, i malati. Ma per quanto tempo? E con quale prospettiva?

Basta minoranze! Sinistra e identità

IL consumismo culturale delle élites (democratiche, antifasciste, antirazziste ecc. ecc.) ha deciso di abbandonare ogni visione complessiva della società. Una riflessione sul libro di Mark Lilla, “L’identità non è di sinistra”

Ancora sull’egemonia di destra

È divenuto difficile difendere il Parlamento e la democrazia, contro il neofascismo che avanza. Per farlo occorre sottrarsi al benché minimo rimpianto per chi li ha ridotti in questo stato, compreso il Pd pre e post-Renzi

Sicurezza umana vs. paradigma sicuritario

Cosa intendiamo con “sicurezza umana”? Il concetto di “sicurezza umana” e la sua idea di fondo – rimarcano nel loro editoriale i curatori del fascicolo Michelle Becka, Felix Wilfred e Mile Babić – derivano dal rapporto del 1994 sullo sviluppo umano delle Nazioni Unite.

Se sull’immigrazione diamo i numeri, ecco quelli veri

E’ evidente che questa escalation non fa che calpestare in maniera sempre più aggressiva ogni diritto e confine di legalità stabilito da precise norme e trattati. Ed è altrettanto chiaro che una degenerazione morale e politica di questo genere si riflette inevitabilmente nelle situazioni interne dei paesi e aggrava la crisi di legittimazione della stessa Ue.

È nata la seconda Repubblica (sociale) italiana

Occorrerebbe un “Terzo spazio”, tra europeismo tecnocratico e populismo neofascista, come ha cercato di definirlo Varoufakis in un suo libro. Non credo che un populismo di sinistra (alla Mélenchon), comunque ancorato all’idea di Stato nazionale, comunque incline all’identificazione verticistica nel corpo e nel nome di un “capo” possa avere la forza di cambiare le cose. Solo un movimento antagonista radicale a livello transnazionale ed europeo, che organizzi critica e lotta comune al capitalismo attuale potrebbe restituirci qualche speranza.

Lavorare per forza

La teoria del “capitale umano” prevede che, nel management di se stessi, tutto ciò che è negativo o rischioso ricada sulle spalle di chi lavora: chi non riesce a imporsi, chi è disoccupato, chi non è abbastanza produttivo, ha in sé un problema: è evidentemente inadeguato, è un fallito, non è capace di vivere come dovrebbe

Davos è davvero la capitale del mondo?

Di fronte al disordine mondiale, ci si chiede con sempre maggior insistenza “chi comanda il mondo”. La domanda è al centro dell’ultimo libro di Giorgio Galli e Mario Caligiuri che si concentrano sul ruolo della “superclasse” finanziaria e sull’impatto delle decisioni delle élites non elettive sui sistemi democratici

Fra realtà e narrazione

Di sicuro, in economia non sempre il semplice è il sigillo del vero. Lo dimostra la discussione in corso attorno al futuro del costo del denaro, cioè dei tassi di interesse, negli Stati Uniti come nel resto del mondo

Criptofeticcio: il caso bitcoin

Sembra di sognare, eppure la storia della finanza è punteggiata da febbri misteriose, a partire da quella per i tulipani d’inizio Seicento, in Olanda, quando il prezzo di un bulbo raggiunse quello di una casa signorile. Almeno su questo sembra ci sia un accordo generale: i bitcoin sono un attivo speculativo. Altro che denaro, per quanto elettronico, per quanto scritturale, come per il 90 percento del denaro in circolazione!