philosophy and social criticism

Posts tagged ‘crisi’

Il conflitto sociale nel lavoro digitale

Intervista a Valerio De Stefano, giurista: “I bikers di Foodora o di Deliveroo, gli autisti di Uber sono lavoratori, non lo fanno per hobby. Queste aziende organizzano la forza lavoro nella nuova economia dei servizi on-demand. Il riferimento all’economia della condivisione (sharing economy) è fuori luogo”

Delle api e delle locuste

Ci troviamo in un’economia che ha ormai istituzionalizzato comportamenti predatori basati sull’autointeresse, ma ci troviamo anche in una società in cui l’innovazione sociale è possibile in virtù delle stesse tecnologie della comunicazione che permeano le nostre forme di vita. C’è da chiedersi se il “fare insieme”, quell’insieme di attività in cui centrale è la relazione sociale, potrà avere la meglio sulla pura logica dell’interesse personale.

Cieca fortuna del capitale

Da monito contro la “vanitas” a invito al rischio e al gioco, la fortuna attraversa i secoli, si secolarizza, seguendo le trasformazioni del suo significato. Un percorso di letture tra Peter Sloterdijk, Marc Chesney e altri

Christian Laval: «La crisi è diventata un modo di governo »

La logica neoliberale distrugge o indebolisce tutto quello che potrebbe opporvisi: i sindacati, l’azione dei cittadini, le mobilitazioni. Si registra anche uno sgretolamento del legame sociale. Il neoliberalismo è una logica normativa globale che tende a divenire un sistema e che ha per principio la messa in concorrenza degli Stati, delle istituzioni e degli individui tra loro.

Étienne Balibar: “La costruzione europea deve cambiare… o collasserà”

L’Europa tende verso un regime potenzialmente autoritario, un regime che deve rivestirsi di una facciata democratica; da qui, per esempio, il progetto di eleggere un presidente europeo a suffragio universale. Questa “rivoluzione dall’alto” si è sovrapposta all’accelerazione della crisi che, oggi, frammenta l’Europa tra nazioni e regioni. Per il momento la tecnocrazia non ha alcun piano B.

Questione di modelli

La crescita, così come l’innovazione, vanno qualificate, non sono dei valori assoluti e autoreferenziali. Di per sé la crescita non genera equità e coesione sociale, così come l’innovazione non significa necessariamente nuovo valore d’uso, ma sempre più spesso aumento del consumo senza valore aggiunto.

La crisi della misura

Crisi senza fine. Lo dicono gli indicatori. Ma se si tenesse conto della cooperazione sociale, e non solo della prestazione individuale, il calcolo della produttività permetterebbe di remunerare in modo assai più appropriato il contributo di tutti alla creazione della ricchezza.

AVS e dintorni

Dei risultati d’esercizio dell’AVS e dell’AI dello scorso anno (2015) colpisce in particolare la concomitanza tra il risultato negativo della ripartizione (- 579 milioni) e quello altrettanto negativo degli investimenti dei fondi di compensazione, ossia delle riserve dell’AVS (- 237 milioni).

Refugees. Saskia Sassen: “History will not treat European policy makers kindly”

With the migration crisis ongoing in Europe, TYSM spoke to Professor Saskia Sassen: the Robert S. Lynd Professor of Sociology and Co-Chair of The Committee on Global Thought at Columbia University. “Existing policy is not prepared to address new types of conditions producing massive displacements,” she said, “and neither is it prepared to deal with the consequences of such displacement.”

La malattia del lavoro

Al momento dell’Unità il lavoro era molto spesso un’esperienza discontinua. Ci si adattava trovando fonti alternative di sostentamento, esercitando diverse attività o spostandosi alla ricerca di un’occupazione. A fine Ottocento nasce una nuova consapevolezza: la mancanza di lavoro è una forma di ingiustizia contro cui occorre lottare.

Capitalismo senza fine? Intervista con Anselm Jappe

Ora il capitalismo vive una fuga senza fine rappresentata soprattutto dall’indebitamento: indebitamento degli stati, indebitamento privato. Stando ai suoi stessi criteri di solvibilità, il capitalismo sarebbe già fallito da decenni. Può continuare a vivere solo grazie a una simulazione di profittabilità sempre più massiccia. E allora, ad ogni crisi finanziaria, aumenta sempre più il volume del credito in una disperata fuga in avanti, ed è facile vedere che questo non potrà durare per sempre.

I cigni neri

Il crollo dei mercati finanziari cinesi di lunedì scorso, secondo gli esperti destinato a ripetersi nei prossimi mesi, rimanda infatti ad uno scenario globale ben diverso da quello più roseo strillato dai politici. Uno scenario in cui l’economia del gigante cinese, peraltro afflitta al suo interno da lotte di potere feroci, come pure l’economia della maggior parte dei paesi emergenti, è realmente in crisi.

"Cop 21"

COP 21: il miracolo

La COP 21 è un successo immenso, dice il mainstream. Con un piccolo dettaglio: anche se tutti i paesi mantenessero i loro impegni volontari (cosa poco probabile senza controlli o sanzioni) andremmo verso un riscaldamento globale dai 3 ai 4 gradi. In altri termini, verso una catastrofe ecologica senza precedenti.

Quantitative easing. Se di Qe dobbiamo morire

Secondo uno studio della Federal reserve, il contributo alla crescita economica delle politiche di Qe negli Stati Uniti è stato pari a 0,26 punti percentuali, non proprio esaltante, anche perché questa enorme liquidità iniettata in circolazione è andata ad accrescere in modo spettacolare le diseguaglianze tra ricchi e poveri, tra chi dispone di capitali o di credito per speculare in borsa e chi dispone solo della propria nuda vita.