philosophy and social criticism

Posts tagged ‘Walter Benjamin’

Cosa faceva Benji? Arendt e Benjamin

Dopo il suicidio nel 1940 di Walter Benjamin, Hannah Arendt lavorò con passione per anni e anni per far conoscere la figura e le opere dell’amico scomparso (“Benji”). In un certo qual modo, si tratta – così come appare dalle lettere e dagli altri documenti contenuti ne L’angelo della storia, appena edito da Giuntina – di una specie di vendetta, o almeno di una riparazione, contro il destino ingrato toccato a Benjamin

Il punto opaco e intimo dell’esitazione

Un’intervista con Andrea Tagliapietra, filosofo e autore di «Esperienza», edito per Raffaello Cortina. «L’esperienza non è al nominativo, è sempre al dativo: “a me capita di fare esperienza”. Ciò accade anche nelle storie e nel narrare. Sia chi ascolta una storia, sia chi la racconta fa esperienza al dativo»

Demos ribelle: ricordando Miguel Abensour

È scomparso il grande filosofo Miguel Abensour. Tra le tante altre cose, aveva diretto fin dal 1974 la formidabile collana “Critique de la politique” presso l’editore Payot. È in quella collana che sono apparse per la prima volta le traduzioni francesi di alcune tra le principali opere della Scuola di Francoforte

L’inverso in un’ombra. Sebald e il trauma storico

La Shoah e i bombardamenti distruttivi della Germania sono certamente i traumi storici che più intensamente stanno al centro dell’attenzione di Sebald. Non sono però gli unici. La sua esplorazione della violenza storica si espande nello spazio e nel tempo, per toccare le radici lontane della modernità occidentale che ramificano negli eventi recenti. Negli Anelli di Saturno la mezzanotte del secolo degli anni Quaranta del Novecento è preparata e preceduta dal colonialismo europeo, che –come nel grande libro di H. Arendt sui totalitarismi- mostra già la natura del genocidio e della guerra.

Estasi metropolitane

Di fronte all’accelerazione crescente del nostro mondo, si verifica una situazione analoga. Essa contraddice in primo luogo a una modificazione elastica dello spazio: questo si restringe nell’àmbito terrestre e si amplia invece nella dimensione interplanetaria, dove diventa lo Spazio in assoluto. Nel primo caso il tempo tende all’istantaneità, i giorni e le ore diventano minuti, secondi; nell’altro, il tempo scivola verso lo zero, i mesi e gli anni non sono. Una riflessione sul tempo estatico della metropoli.

Civilizzati e barbari nel corpo esangue dell’Occidente. Dialogo con Alberto Abruzzese

“Questo è il nostro finale d’epoca, il momento critico di relitti e derelitti del tempo e dello spazio della civilizzazione che invadono, accerchiano e penetrano al proprio interno e al loro esterno: sono percepiti come barbari tanto da chi è disposto o crede di essere disposto a includerli, magari per farli fruttare nel corpo esangue della civiltà occidentale, quanto da chi li esclude credendosi ultima barriera di difesa dei vecchi regimi della modernità”. Un dialogo a tutto campo con Alberto Abruzzese

L’ultimo lampo del Novecento. Appunti di lettura intorno a «Dello spirito libero» di Mario Tronti

Il nostro presente non è quello che viviamo. Questo è il presente degli altri, e anche loro se lo meritano. Il nostro presente è quello in cui avremmo voluto vivere: lì si srotola quotidianamente, e si raggomitola come il serpente, la nostra esistenza di pensiero. Il genuino, autentico esistere. Per Warburg era il primo rinascimento, che vedeva la rinascita del paganesimo antico. Per noi è il primo Novecento, che ha visto la rinascita dell’umanesimo moderno

Gioco e teologia del denaro

Esiste un vero e proprio eros del giocatore che lo spinge verso il suo gioco verso il denaro, come un oggetto di desiderio: il perdente vede svanire la somma puntata, presa “dalla mano dell’altro, senza però far nulla per afferrarla”[8]. Come il debitore insolvente, di cui è il riflesso allegorico, così il giocatore sconfitto è dominato dal sentimento di colpa: “Allora dicono: ‘Ho giocato male’”, e la percezione della propria indegnità lo può spingere fino al suicidio. Del resto il gioco produce necessariamente debito ed è posto nella sua stessa costellazione.

"homo digitalis"

Homo digitalis, homo addictus

L’Uguale risplende in una società interamente deprivata del suo “negativo”, dove non solo ogni forma di opposizione, ma anche ogni azione è preventivamente eliminata e sostituita da un’informazione. Informarsi equivale a esserci. Comunicare equivale a essere. Questo il teorema di una società dove ogni interstizio e ogni chiaro-scuro viene bruciato in nome del nuovo idolo: la trasparenza.

Depressi alla meta: Byung-Chul Han

La società della stanchezza è, una società della prestazione, non del lavoro. Richiede e impone prestazioni che mettono sotto pressione l’individuo a cui è richiesta – negli uffici, nelle fabbriche, a scuola, nella vita – una praticità “multitasking” e un’attenzione estesa ma superficiale simile a quella dell’animale che, per vivere in un habitat selvatico ha bisogno di suddividere la propria attenzione tra diverse attività in vista di un potenziale attacco.

"Ragazzo selvaggio"

Kaspar Hauser. È la ragione che genera mostri

Chi è Kaspar Hauser, il “ragazzo selvaggio”? Egli porta addosso i segni di un forte isolamento e di abbandono: non parla, limitandosi a pronunziare poche parole dalle quali sembra trapelare una distante familiarità con il polacco e l’ungherese, ha gli occhi completamente disabituati alla luce solare che gli procura dolore è attraversato da una profonda paura nei riguardi di un mondo che gli è estraneo.