philosophy and social criticism

Le favole dei popoli dietro la stella cometa

"Benozzo Gozzoli, Magi"

di Alfonso M. di Nola

Nella breve narrazione evangelica relativa all’Epifania, contenuta nel solo Evangelo di Matteo, in contrasto con tutta la posteriore tradizione giunta fino ai nostri giorni, i Magi non sono re e non sono tre. Il testo evangelico fa riferimento a “Magi”, non meglio qualificati, che, guidati da una stella, vengono da un indeterminato Oriente a visitare il Bambino neonato e a offrirgli i tre doni dell’oro, dell’incenso e della mirra. Si tratta probabilmente di astrologi appartenenti alla stirpe caldaica dei Magusei che, sollecitati da un remoto ed ignoto annunzio profetico, dopo aver presentato i doni ed essersi prostrati ai piedi del Messia fanciullo, rapidamente si allontano da Betlehem per tornare alle loro case e sottrarsi ai contatti con Erode il quale intende conoscer da loro quale sia il luogo della nascita di chi gli sottrarrà il regno.

Magi viaggiatori

I tempi posteriori arricchiscono l’esile racconto di un gran numero di particolari e di motivi sia a livello dotto, sia a livello popolare e i Magi si caricano di una fantastica leggenda che già Wolfgang Goethe considerava “quasi dipinta con un festoso pennello” e che, al di sotto dei motivi fantastici, nascondeva anche precisi motivi politici intesi a sostenere la preminenza del Cristianesimo su tutte le altre religioni e la loro derivazione dal messaggio portato dai Magi in tutte le contrade che nella leggenda essi attraversano.

Il Cristianesimo, come ripeterà Hegel, è posto al culmine di tutte le altre fedi che divengono distanti riflessi di una verità considerata esclusiva ed assoluta.

Nelle culture popolari europee, per esempio, i Magi divengono per antonomasia grandi viaggiatori e dovunque, soprattutto nei paesi tedeschi, locande ed alberghi verranno intitolati “Ai Tre Re” (Am drei Könige).

Inoltre l’espressione evangelica “si prostrarono” dinanzi al bambino li farà divenire fino ai tempi attuali protettori degli epilettici, in rapporto alla caduta che accompagna l’attacco della malattia. Certamente la Befana, riduzione del termine Befania (per Epifania), è anch’essa una figura decisamente popolare, forse trasformazione benefica delle streghe volanti nel cielo nottetempo e portatrice di doni ai bambini in analogia con quelli che i Magi portarono al neonato.

La storia si arricchisce di svariati temi che provengono, confondendosi fra loro, da fonti siriache ed etiopiche e vengono a circondare quella mitologia della grotta che non esiste negli Evangeli, nei quali si fa nascere gesù in una greppia o in una casa o capanna. Si inserisce inoltre sulla straordinaria commistione dei testi il motivo della luce folgorante che accompagna la nascita e che quasi certamente è ispirato alla ricezione dell’analoga narrazione della nascita Del dio Mitra, il culto del quale si era diffuso in tutto l’Occidente e nel vicino Oriente soprattutto fra i militari dell’Impero.

I Magi, di numero indeterminato, furono inizialmente rappresentanti come 14, 12 o 7 per divenire nel tardo Medioevo 3, in relazione ai tre doni di cui erano portatori. Furono poi rappresentati come re in rapporto al suggerimento di una tarda profezia biblica nella quale, probabilmente accennando al Messia o a Gerusalemme, è detto che “vennero re dall’Oriente” per rendere omaggio alla città. Anche i tre nomi inventati, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, che sostituiscono nell’ultimo Medioevo altri nomi e che hanno origine iranica, sono ancora frutto della leggenda: nomi che diverranno nomi propri o cognomi nei territori, come quello abruzzese, nei quali più estesa fu la devozione.

Ai re viene attribuito il dominio di tre regioni fra loro enormemente distanti, indicate come le tre Indie dai geografi antichi: la prima agli estremi confini della terra allora nota e corrispondente pressappoco alla Cina e ai paesi circostanti, la seconda corrispondente alla penisola indiana e la terza alla regione arabica e soprattutto a quella etiopica.

L’affresco di Benozzo

I re, pur essendo in paesi così distanti fra di loro, ebbero dalla stessa cometa l’annunzio della nascita del Messia e, per vie diverse, si diressero a Betlehem, accompagnati da una schiera di sudditi e di servi che portavano doni ed alimenti e rappresentavano l’imponente corteo dei Magi quale appare nella pittura europea, soprattutto nell’affresco di Benozzo Gozzoli a palazzo Riccardi in Firenze.

La Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli

La Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli

Per arrivare alla grotta della nascita i Magi impiegarono un lunghissimo tempo nel quale non ebbero bisogno di cibo e di riposo, mentre al ritorno ebbero notevoli difficoltà e impiegarono due anni.

La stella, poi, aveva un aspetto particolare, poiché portava, nel suo interno, l’immagine di un bambino o di una donna che lo reggeva nelle braccia. Essa era stata osservata dai Magi, quando sono ricordati in numero di dodici, stando sulle montagne a scrutare il cielo per un mese all’anno ciascuno, fino alla sua apparizione su un monte Vaus o Vittoriale, rivelandosi ai dodici contemporaneamente nelle loro separate sedi.

Intanto i tre re, ritornati nei loro regni, vengono battezzati e fatti vescovi da San Tommaso, l’apostolo del Cristo il quale, secondo il testo che assegna agli apostoli le loro varie terre di missione, era divenuto patriarca del Malabar in India e ivi aveva fondato una chiesa.

Giunti nei loro regni, i Magi divengono missionari e convertono i loro sudditi, il 6, il 7 e l’8 gennaio, mentre recitano la messa. La leggenda si era però spostata verso l’Etiopia intorno al XIV secolo, giacché la chiesa cercava alleati contro i Musulmani.

Il prete Gianni

L’Etiopia diviene la sede di uno strano personaggio, il Prete Gianni, insieme re e sacerdote, e a lui e i suoi successori i Magi affidano il governo delle loro terre, non avendo essi eredi. Il Magio di colore scuro appare pressappoco nello stesso tempo e all’origine rappresenta il piegarsi di tutti i popoli, anche quelli africani, al verbo cristiano.

Sant’Elena, madre di Costantino, prima della conversione ostessa e donna di facili costumi, si trasformò in un’irrequieta ricercatrice di reliquie vere o false e fra di esse portò a Costantino poi quelle dei Magi che, posteriormente, furono trasferite nella chiesa di Sant’Eustorgio a Milano.

Nel 1162 Federico Barbarossa, avendo occupato Milano, riuscì, attraverso vicende non chiare, ad ottenere i corpi dei tre re il cui culto era stato abbandonato e le cui reliquie erano state nascoste nello stesso Sant’Eustorgio o in un’altra sede milanese. Sembrerebbe anche dalle confuse notizie che la cessione dei tre corpi fu ottenuta per concedere il riscatto dalla prigionia a un signore milanese chiamato Assone della Torre. I Magi furono affidati al vescovo Enrico di Liegi che morì durante il viaggio verso la Germania, e l’incarico passò a Reinald von Dassel, cancelliere imperiale, che portò i corpi a Colonia facendovi costruire un sontuoso duomo e un celebre sepolcro che è stato rifatto dopo i bombardamenti americani della città.

"Re Magi a Colonia"

Il reliquiario dei Magi nel Duomo di Colonia

Colonia divenne così meta di imponenti pellegrinaggi per un culto che era stato disseppellito dall’oblio e decisamente arricchito e rinnovato. Ma secondo le false cronache locali sembrerebbe che i Milanesi abbiano consegnato ai Tedeschi del Barbarossa falsi corpi, così che, fino ai tempi attuali, Colonia e Sant’Eustorgio pretendono di essere in possesso delle reliquie autentiche.

L’etnia dei Tartari

Al principio del XIII secolo i Mongoli divengono un’improvvisa e travolgente realtà storica, costretti a spostarsi verso Occidente dall’esaurirsi dei pascoli nel settentrione della Cina. L’etnia dei Tartari, appartenente alla stirpe mongola, rapidamente superando le resistenze dei paesi musulmani, giunse nel 1241 sull’Adriatico, occupando Spalato e Cattaro, e sarebbe passata in Italia se non fosse stata costretta a tornare nella sua terra per eleggere il nuovo Khan dopo la morte improvvisa del grande Ogödäi. Le città d’Europa, chiuse nella sicurezza delle loro mura, furono radicalmente scosse dall’improvvisa ondata degli invasori che gli Annali del tempo descrivono “di enorme altezza e di statura orribile”, mangiatori di carne cruda che usavano per sella dei loro cavalli. Ignorando i motivi geografici ed economici dell’inatteso arrivo della gente tartara, l’Europa cercò una giustificazione che placasse il terrore.

Si inventò allora la leggenda che i Tartari fossero i diretti discendenti di uno dei Magi e che si fossero spostati in Europa per raggiungere Colonia e impossessarsi delle reliquie ivi conservate.

L’impresa evidentemente, del tutto fantasiosa, fallì, ma servì a rinforzare il culto dei tre re riconnettendolo alle remote origini della loro lunga storia. Nei secoli seguenti la devozione andò sempre più sminuendo di importanza e nelle chiese sparirono gli altari e le cappelle che lungo il corso dei secoli erano state destinate al culto dei Magi, del quale restò soltanto la vaga memoria che aveva creato nel corso del Medioevo una delle più opulente leggende dominanti la fede popolare e le stesse devozioni ufficiali della chiesa.

[da il manifesto, 6 gennaio 1996]

Alfonso Maria di Nola. Antropologo e storico delle religioni italiano (Napoli 1926– Roma 1997). Ha studiato le religioni con rigoroso metodo scientifico, senza condizionamenti ideologici, cercando di analizzarne i diversi aspetti come fatti culturali e antropologici.

Dopo un periodo di insegnamento al magistero di Arezzo (1971-76), insegnò a Napoli presso l’Istituto universitario orientale (1977-90); passò quindi (1991) al Magistero di Roma, poi Università degli studi di Roma “Roma Tre”, dove insegnò fino al 1996. Ricevette, per il matrimonio misto dei genitori, un’educazione ebraica e cattolica, e iniziò da adolescente lo studio della lingua ebraica nella sinagoga di Napoli. Tali esperienze lo spinsero a occuparsi molto presto di storia delle religioni e di tradizioni popolari. Debitore nella sua formazione alla cultura marxista (A.Gramsci) e agli studi storico-religiosi di R. Pettazzoni ed E. De Martino, nel 1943aderì al Partito comunista ancora clandestino, e da allora il suo impegno civile si trasformò in militanza politica e sindacale.

Dopo un’indagine diretta svolta a Lione nei primi anni Cinquanta tra i preti operai, scrisse Cristo in tuta (1954), analisi di una ribellione agli schemi di una Chiesa ritenuta immobile, che provocò una dura reazione del Vaticano. Fu più ricercatore che teorico, e i suoi studi più noti nacquero da ricerche sul campo, come Gli aspetti magico-religiosi di una cultura subalterna in Italia (1976),Inchiesta sul diavolo(1979), condotta in Toscana con gli allievi del magistero di Arezzo, e L’arco di rovo(1983), nel quale lo studio di comportamenti tradizionali dei contadini viene elevato a storia antropologica generale. Negli anni Settanta realizzò l’ambizioso progetto dell’Enciclopedia delle religioni (6 voll., 1970-76), di cui firmò gran parte delle voci. Frutto del suo impegno civile sono i saggi:Antisemitismo in Italia 1962-1972 (1973) e L’Islam (1989). Tra le altre opere: La preghiera dell’uomo (1957);Vangeli apocrifi (1977); Antropologia religiosa (1984);Cabbala e mistica giudaica (1984); La morte trionfata (1995); La nera signora(1995); Ebraismo e giudaismo (1996); Campania felix (1997)

tysm review
philosophy and social criticism
vol. 29, issue no. 32, january 2016
issn: 2037-0857
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