philosophy and social criticism

  • Norman Manea

    Norman Manea, la lingua madre della verità

    In principio era la parola, dicono gli antichi «Per me, la parola del principio fu romena». Nato in Bucovina nel 1936, in una regione al tempo fortemente animata dal…

  • "Pier Paolo Pasolini"

    Pasolini sotto il segno di Paolo. Dialogo con Michael Hardt

    «Non conformatevi alla mentalità di questo secolo», ammoniva il Paolo della Lettera ai Romani (12,2). Il contrario del conformarsi, del conformismo è la trasformazione, che…

  • "Sophie, Photographe"

    #tysm

    tysm è un acronimo e come tale i dizionari di lingua inglese più attenti al parlato lo segnalano: «Thank You So Much», che asciugato alle sole iniziali si riduce a TYSM,…

  • "Louis Massignon"

    L’arabo felice. Louis Massignon

    L'opera di Massignon nasce da una indiscussa conoscenza dei testi, ma è tarata da un'intenzione apologetica che riappare continuamente e che nasce dalla pretesa origine…

  • war

    Guerra impura

    La «guerra impura» nasce dal globalismo inteso come cambiamento di scala. Il globalismo riduce tutto al più piccolo fra i comuni denominatori possibili: è così che anche un…

  • "Apocalipsis del El Beato de Fernando I y doña Sancha"

    L’immagine insondabile o dell’apocalisse: Tarkovskij

    Né alto, né basso, ma visioni della fine. L'Apocalisse si presenta a Giovanni come succedersi di «visioni», come sacrificio della parola, come critica implicita al…

  • "Rouges-bruns"

    L’Europa in mano ai rossoneri. Intervista con Jean-Loup Amselle

    Un nuovo spettro si aggira per l'Europa: è lo spettro rosso-nero della guerra tra razze. La "razzizazione" del conflitto ha mascherato le ragioni profonde - economiche,…

  • PanchoVilla

    Nutrire la comunità. Dialogo con Fritjof Capra

    L’economia è solo un aspetto di un tessuto ecologico e sociale complessivo nel quale si sta facendo largo una nuova visione d’insieme che, a dispetto di cifre, rating e…

  • "José Angel Valente"

    Tre lezioni di tenebra

    Ciò che non c’è ci sia, si fissi e sia esserci, soggiorno, corpo - scriveva José Ángel Valente nelle sue Lezioni di tenebre

    "Costa Gavras"

    Costa-Gavras: “Tsipras non sta giocando”

    «Tsipras ne joue pas» e la Grecia non è un tavolo verde. Lo afferma il regista Costa Gavras per cui Tsipras è semplicemente coerente con le promesse fatte in campagna elettorale, coerenza che – evidentemente – spiazza e mette a nudo la doppiezza del tessuto politico europeo

    6499-small-suspension-bridge

    Vivere nell’irreversibile. Heroes

    Il collettivo è morto, il turbocapitalismo ha sconfitto il lavoro e siamo costretti a sopravvivere in un perenne stato di panico, continuamente produttivi e competitivi, ma pur sempre precari. Non ci si può liberare dal dominio della connessione feroce e totalitaria.

    Mircea-Cartarescu

    L’edificio della letteratura

    “La poesia non si sente né col cervello, né col cuore”, scriveva Nabokov, “ma con la spina dorsale”. Nessun autore, se non è un artista, riesce a darti il brivido nella schiena, l’orgasmo finale che è lo scopo dei degustatori raffinati. A questo livello della grande costruzione trovi i creatori di forme e miracoli estetici, trovi le Solitudini di Gongora e Salammbô e Alla ricerca del tempo perduto e Finnegans Wake e Lolita e L’arcobaleno della gravità. Se la letteratura fosse fatta di parole, come diceva Mallarmé, Nabokov sarebbe il più grande scrittore al mondo. Ma la letteratura non è fatta di parole.

    Diario

    Il diario, tra e scrittori e scriventi

    Nel Livre à venir, in un capitolo dedicato a “Le journal intime et le récit” Blanchot ritorna sulla questione, stabilendo delle opposizioni elementari. C’è un’opera e nella vita letteraria quest’opera dà vita a un essere neutro, un être neutre. In opposizione, c’è l’uomo qualunque, l’uomo comune, l’uomo della vita quotidiana: è in questa vita quotidiana che si inscrive la pratica diaristica del sé.

    "Palmira"

    Palmira e l’antico pantheon cosmopolita. Intervista a Maurice Sartre

    Palmira sotto attacco. Un dialogo con Maurice Sartre, che si trovava in Siria quando, nel luglio 2011,si vide costretto a lasciare improvvisamente il paese. Studioso di iscrizioni greche e latine della Siria, Sartre ci racconta perché Palmira – città cosmopolita ante litteram – detiene, più di qualsiasi altro sito archeologico, segreti di antico splendore ma anche speranze di un futuro di democrazia e libertà.

    " Satō Makoto"

    Satō Makoto, visioni sul reale. Assoluta immediatezza/assoluta alterità in due documentari

    Satō è stato uno dei documentaristi che più hanno indagato tanto l’essenza dell’immagine indessicale ed il suo rapporto con l’atto di rappresentare la realtà, quanto la costruzione finzionale che sta alla base del documentario, specialmente nelle due opere che prenderemo qui in esame il suo discorso è ancor più interessante in quanto intercetta marginalmente alcuni percorsi concettuali (senza una sua volontà esplicita peraltro) che già animavano quella Teoria del Paesaggio (fūkei-ron) nata, con più forti connotazioni politiche, nei primi anni settanta.

    "Fotografare l'invisibile"

    Vedere senza sapere. Bonnefoy, poesia e fotografia

    Il fotografo è, a suo modo, l’annunciatore del Nulla, libera le cose lasciandole nude, spoglie, silenziose, e ci consegna un irrimediabile vuoto. Scrive Yves Bonnefoy: «Il fatto che il dettaglio casuale, che il caso in quanto tale si rivelassero in una fotografia, esprimendo in essa, per la prima volta nell’immensa storia delle immagini, la loro realtà tanto specifica quanto irriducibile, fu un evento del quale non va sottovalutata la capacità di far vacillare fin nei loro ignoti fondamenti le basi della coscienza»

    "Carnevale di Ivrea"

    Il berretto frigio

    Dall’antica Roma ai Puffi, passando per la Rivoluzione francese: permanenza di un simbolo e analogie tra sacro e profano, tra esoterico ed essoterico, tra liberazione della mente e liberazione del corpo nel berretto frigio, copricapo dall’inaudita forza evocativa.

    ecuador

    Costruire il «popolo». Il nuovo populismo di Rafael Correa nel laboratorio dell’America Latina

    A partire dall’inizio del nuovo secolo, i paesi latino-americani sono stati infatti un formidabile laboratorio di sperimentazione politica, nel quale hanno visto la luce formule politiche nuove, di segno spesso molto differente e peraltro difficilmente interpretabili con le categorie più consolidate della politica europea. I movimenti e gli esperimenti nati in Argentina dopo la grande crisi dell’inizio del secolo, la «rivoluzione bolivariana» di Hugo Chavez, il Brasile di Lula, la Bolivia di Morales non hanno infatti solo dato inizio a stagioni politiche che hanno rotto con la storia precedente di questi Paesi, ma sono spesso andate a coincidere anche con la sperimentazione di nuove formule di organizzazione politica e di partecipazione popolare.