Trenta denari. Un’Italia svenduta all’oscura gioia del denaro

"Caravaggio, Il bacio di Giuda, Giovanni Testori"

Così si legge sul Corriere della Sera del 5 dicembre 1992: «Un “corvo” via fax ha gettato scompiglio nel “Telethon”, la maratona tv che raccoglie fondi a favore della ricerca sulla distrofia muscolare, in onda su Raiuno. Con un comunicato anonimo sono state rivelate le cifre percepite da alcuni personaggi che partecipano alla trasmissione. Tra gli altri, Paolo Villaggio avrebbe ricevuto 70 milioni, Gianni Minà. che smentisce. 40 milioni, i cani della Finanza 25, Topo Gigio 15. La Rai conferma di aver pagato spiegando che le cifre comprendono anche le spese dei trasporti e di produzione»...

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La conchiglia e il labirinto

Ravenna

di Raffaele K. Salinari

«A Ravenna tanta miseria, ma mosaici di splendore inaudito…» È così che nel 1903 Gustav Klimt commenta il suo viaggio nell’antica capitale bizantina. Pur corpulento e pigro il caposcuola della Secessione viennese si pone incontro alle tessere policrome traboccante di «impressioni artistiche molto forti». L’influenza esercitata su di lui dai mosaici ravennati fu tale che, da quel momento, per ammissione stessa dell’autore che si riteneva «il solo pittore oltre Velázquez», è possibile leggere i suoi quadri come una sorta di mosaici composti da piccoli quanti di colore tenuti insieme da impercettibili tratti di pennello.

Ma le suggestioni legate a quel viaggio si sarebbero nel tempo condensate soprattutto nella ricchezza e l’opulenza del disegno re...

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La vera Europa ha un cuore antico. Salviamo la Scuola di Atene

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di Valentina Porcheddu

In uno scritto inedito – d’imminente pubblicazione su eutopiamagazine.eu e del quale è stato anticipato un breve estratto sul Corriere della Sera del 2 aprile –, Jacques Le Goff ci trasmette l’ultima perla del suo insegnamento, ricordandoci che «l’identità europea consiste nel rivendicare le eredità provenienti dalle diverse epoche che l’hanno segnata, prima fra tutte quella antica». Secondo il compianto storico francese, «non è possibile oggi essere europei senza avere un dialogo con l’Antichità, senza sentirne il richiamo». Compito indispensabile è la conservazione della memoria, radice dell’esistenza e «trampolino di lancio verso l’avvenire».

Non è un caso che tale riflessione sia stata provocatoriamente ripresa da Emanuele Gre...

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Braibanti, il rivoluzionario

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di Alberto Grifi

Nel ’67 ho lavo­rato col gruppo di spe­ri­men­ta­zione tea­trale che Aldo Brai­banti avera radu­nato intorno a sé. Fil­mavo le prove degli attori (Carlo Cec­chi, Isa­bel Ruth, Mas­simo Sar­chielli, Lou Castel…). L’humus cul­tu­rale che Brai­banti aveva messo in moto era straor­di­na­rio. Sape­vamo che la sua bella ami­ci­zia con un gio­vane di 25 anni dove si mesco­la­vano affetto, pit­tura, poe­sia e scienza, era stata inter­rotta vio­len­te­mente: il padre del ragazzo accom­pa­gnato da alcuni ener­gu­meni irruppe nella pen­sione dove i due vive­vano, fece immo­bi­liz­zare Aldo e tra­scinò via il figlio per chiu­derlo in un ospe­dale psi­chia­trico a Verona, dove gli fecero 40 elet­tro­shock e 8 shock insu­li­nici in due anni «per­ché dimen­ti­casse tutto»...

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Aldo Braibanti

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di Pier Paolo Pasolini

La risposta a quella mia domanda  [dov'è l'intellettuale?, ndr] potrebbe essere, oggi, la seguente: «L’intellettuale è dove l’industria culturale lo colloca: perché e come il mercato lo vuole». In altre parole, l’intellettuale non è più guida spirituale di popolo o borghesia in lotta (o appena reduci da una lotta), ma per dirla tutta, è il buffone di un popolo e di una borghesia in pace con la propria coscienza e quindi in cerca di evasioni piacevoli.

In realtà tutte e due le risposte riguardano un intellettuale «medio», e quindi astratto: e, inoltre, evadono alla reale destinazione della domanda. A cui io stesso, del resto, non saprei rispondere, se non ricorrendo a termini esistenziali che so pericolosi e inetti.

So questo, tuttavia: che l’aut...

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Capitalismo patrimoniale

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di Christian Marazzi

Qualcuno ricorderà lo slogan del movimento Occupy Wall Street di un paio di anni fa: “Voi l’1%, noi il 99”. Si trattò della prima, grande mobilitazione sociale contro il capitalismo finanziario che si è gradualmente imposto nel corso degli ultimi trent’anni, un capitalismo che, attraverso una successione di bolle finanziarie, ha portato le economie dei paesi sviluppati alla crisi del 2008 nella quale siamo a tutt’oggi impantanati. 

Il tratto saliente della finanziarizzazione è l’aumento drammatico delle disuguaglianze all’interno dei paesi ricchi, dagli Stati Uniti ai paesi europei, Svizzera inclusa...

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I nostri fantasmi

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di Francesco Paolella

Massimo Scotti, Storia degli spettri. Fantasmi, medium e case infestate fra scienza e letteratura, Feltrinelli, Milano 2014.

Non per fare per forza il verso a Marx ed Engels, ma erano davvero parecchi gli spettri che vagavano per l’Europa all’epoca del loro Manifesto; e tanti altri avrebbero vagato, apparendo e scomparendo a comando, anche in seguito per molto tempo ancora.

Ai fantasmi, come si dice, nessuno crede, ma tutti ne hanno paura. O comunque tutti subiscono il fascino di scoprire che esistono spiriti, forze invisibili, eppure presenti. Come i bambini, che rompono le bambole e i giocattoli per capire se quegli oggetti hanno un’anima, se sono vivi, allo stesso modo gli uomini anche oggi, continuano a essere immancabilmente attratti da ciò che è occulto...

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A Kiev è apparsa la Madonna

di Marco Dotti

da Vita, 18 marzo 2014

Che cosa ci fa una statua della Madonna di Medjugorje su un palco in piazza Maidan, a Kiev? Perché quelle preghiere scandite al microfono, tra molotov, urla e spari? Devozione? Sul palco, parzialmente coperta da quella nazionalista, si intravede anche la bandiera di Radio Maria Ucraina, che ha la sua sede proprio a Kiev e trasmette su quattro frequenze nazionali per quattro zone diverse: FM 69,680 (Kiev), FM 70,910 (Vinnica), FM 68,240 (Rivne), FM 68,480 (Kovel), FM 70,040 (Zhytomir). La prima trasmissione della filiale ucraina della nota radio avvenne il primo giugno 2010.

La statua della Madonna di Mejugorie sul palco in piazza Maidan a Kiev

Urla, spari, esplosioni e preghiere: un mix sonoro familiare o inquietante, dipende dai punti di v...

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Crimea anno zero? Intervista con Eliseo Bertolasi

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di Marco Dotti

questa intervista è apparsa su Vita il 18 marzo 2014

A Kiev, in piazza Maidan, le sorti della battaglia si sono giocate nella notte tra il 18 e il 19 febbraio. Il russista Eliseo Bertolasi era in quella piazza e ci è rimasto per 20 ore al giorno, fino a quando Julija Tymošenko, su una sedia a rotelle, è stata portata sul palco (era il 22 febbraio). Lo stesso palco da cui religiosi e laici, uniti, incitavano alla rivolta.

Un’immagine forte, di quelle che scuotono o commuovono il mondo, quella della Tymošenko. Come le sue parole: “Siete eroi, siete il meglio che l’Ucraina possa avere. Non perderò nemmeno un minuto, farò di tutto per farvi felici sulla vostra terra!”. Ma dietro le parole ci sono i fatti e quei fatti trascinano con sé altri fatti...

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La mafia è un concetto astratto, si vince con la logica

"mafia sgalambro"

di Manlio Sgalambro

Riproponiamo un’intervista di Francesco Battistini al filosofo catanese,  apparsa l’11 febbraio del 2005, sul Corriere della Sera. Sgalambro riprende qui una questione aperta anni prima, quando in un dialogo con Giuseppe Raciti dichiarava: «Mi spingo a dire che affermare “La mafia non esiste” è più decisivo che sostenere il contrario. Eliminando il concetto di mafia restano solo i mafiosi, cioè degli individui insignificanti e spesso stupidi. Una feccia senza significato che riceve la propria luce proprio da quell’astrazione che si insiste a affermare, ignorando così che l’astrazione non si può distruggere con la polizia, la giustizia e così via, ma con una buona logica...

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Etica del capriccio

"Manlio Sgalambro"

di Manlio Sgalambro

Io seguo una morale del capriccio. O se si vuole della grazia. Prendo questo concetto dalla nozione calvinista di Dio e ne assumo l’intera responsabilità. Il capriccio che guida le azioni, le guida rettamente. Poiché bisogna essere ingiusti (l’atto che preferisce un individuo a un altro come lo chiamate?), io mi affido a un’ingiustizia costruita e responsabile piuttosto che a un’ingiustizia spontanea e inaffidabile. Mi pare che il termine grazia mi convinca. Trovo in esso il motivo e la grande spiegazione perché la mia morale segna certe direzioni e non altre.

Faccio felice uno e tralascio un altro. Ciò avviene in me, debbo dire, arbitrariamente. Come nell’elezione divina mi lascio dietro una scia di dannati ed eletti...

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