philosophy and social criticism

    «I like, therefore I am»: René Girard “padrino” dei like?

    «The godfather of like», il padrino del “mi piace”: così il Times Literary Supplement titola un intervento su René Girard di Jonathan Benthall, per oltre un quarto di secolo direttore del Royal Anthropological Institute. La chiave di volta è il rapporto fra Girard e il venture capitalist Peter Thiel // di Marco Dotti

    I danni del plusmaterno

    Adolescenza zero
    descrizione

    Attraverso l’analisi di fenomeni estremi come quelli che riguardano gli hikikomori, ragazzi reclusi in casa, o le cutters, giovani che si tagliano la pelle, la psicoanalista Laura Pigozzi si interroga sulla continuità che esiste tra essi e lo statuto “disanimato” degli adolescenti contemporanei. Il rapporto che questi intrattengono col proprio corpo, con la scuola, con il sesso e con la scoperta del mondo mostra i segnali inquietanti di una chiusura, di “un arresto del desiderio, uno scacco della vitalità, un gorgo di passività” // di Francesco Paolella

    I vecchi e i nuovi miracoli

    Francesco Paolella
    Jean-Martin Charcot, La fede che guarisce, con una introduzione di Tullio Seppilli, ETS, Pisa 2018, 60 pagine

    In una importante collana dedicata alla storia e alla filosofia della medicina (MEFISTO) , la casa editrice pisana ETS ha appena ripubblicato un breve testo del 1892 di Jean-Martin Charcot, il celebre neuropsichiatra francese, testo dedicato alle guarigioni inspiegabili, ai miracoli che, allora come oggi e come sempre, avvengono e avvengono in primo luogo nei santuari, costruiti proprio a questo scopo.
    Merita però anzitutto una attenta lettura l’introduzione scritta dal compianto Tullio Seppilli, il quale ci ha mostrato quanto quel testo di Charcot non possa essere liquidato tout court come una testimonianza di una vecchia polemica anticlericale: come è ovvio, Charcot ha rinunciato da subito a ogni spiegazione sovrannaturale, ma non si è rifugiato in una facile negazione di ogni efficacia delle cosiddette “pratiche sacrali”. Come terapeuta, Charcot si diceva soprattutto interessato alla possibilità di utilizzare la «potenza» delle guarigioni per fede, comprendendone il meccanismo. D’altra parte, anche i miracoli, ovviamente ma paradossalmente, sottostanno al determinismo delle leggi naturali. I miracoli non accadono immancabilmente, né sono prevedibili: hanno bisogno, per “funzionare”, di soggetti speciali (malati con una forte fede nel miracolo stesso) e di malattie speciali (sostanzialmente di natura nevrotica: paralisi, convulsioni, ulcere, “tumori”…). Come ricorda lo stesso Charcot, in nessun santuario si è mai visto nessuno a cui sia ricresciuto un braccio amputato.
    Le pagine scritte da Seppilli sono importanti perché collocano il testo di Charcot (che aveva davanti agli occhi l’esperienza eclatante di Lourdes in primo luogo) in relazione con il tema generale dei rapporti (tema quanto mai emergente anche per la ricerca biomedica odierna) fra lo psichico e l’organico – la mente può far ammalare il corpo (ad esempio, il sistema nervoso centrale può far indebolire quello immunitario) o può aiutare a guarire il corpo malato – così come con l’attuale apertura del mondo scientifico alle terapie “altre”, alternative, sorpassate o premoderne, le quali non possono più essere liquidate come semplici “superstizioni”.
    Le pagine di Charcot ci ricordano come, in un senso affatto speciale, il medico debba sempre essere anche un guaritore e, di più, persino un intercessore: ogni cultura umana ha avuto i suoi santuari, la sua acqua benedetta e i suoi ex voto: oggi noi non facciamo certo eccezione, anche se, per fortuna, possiamo contare anche su altre certezza, oltre a quelle del credente / di Francesco Paolella

    Bonifica virile

    Sono vicende minime di marginalità e desolazione, queste ricostruite da Cristoforo Magistro, storico che si occupa di storia dell’omosessualità in Italia. Sono storie di “pederasti” confinati in Lucania durante gli anni del fascismo trionfante, allontanati dalle loro case e dalle loro città a causa dello scandalo e della “pericolosità” della loro condotta // di Francesco Paolella

    Carola Rakete

    Carola Rackete, Comandante della Sea Watch 3, è certamente una figura che si può definire “tragica”. La memoria torna all’Antigone di Sofocle, che scelse la pietà verso il corpo del fratello insepolto e per questo fu condannata dalle leggi che il nuovo sovrano aveva promulgato // di Raffaele K. Salinari

    Chi va arrestato

    he esista ancora, in questi tempi di rinascente barbarie, di turpiloquio politico, di decadimento culturale, qualcuno che si faccia katékon, baluardo, attore del gesto giusto, testimone irriducibile e scandaloso di leggi ancestrali, quelle che abbracciano il corpo dolente dell’umanità intera, è ciò che fa scatenare le reazioni rabbiose di chi va arrestato. Perché? Perché non è possibile cancellare con una dichiarazione Facebook tutta la strada da cui questi migranti provengono, le condizioni di guerra, sofferenze, torture, vessazioni, cui sono stati sottoposti e che li ha spinti, loro malgrado, a venire qui

    Impurità

    All’idea, sempre della maggioranza, che “privato è bene, pubblico è male”, Galbraith fece osservare che l’inefficienza organizzativa delle grandi imprese, al pari se non più dell’apparato pubblico, ha effetti negativi sull’innovazione e sullo zelo imprenditoriale. È il caso di dire che in economia è meglio scoprire vecchie verità che inventare nuove stupidaggini.

    Il popolo in massa

    Nell’ubriacatura attuale di popolo – per la quale il popolo (come il cliente) ha sempre ragione o, al contrario, il popolo non dovrebbe neanche votare – può essere utile tornare a libri che ragionano con più criterio di che peso possano avere le masse nella vita politica delle società moderne. È appunto il caso di un piccolo volume del filosofo Eric Weil – Masse e individui storici – uscito nel 1957, cioè nel cuore del Novecento totalitario, e che Feltrinelli ha poi tradotto nel 1980 // di Francesco Paolella

    De André, storia di un disco

    Sarebbe oggi pensabile realizzare (o anche solo far ascoltare?) un disco come Storia di un impiegato? Si tratta di un album del 1973, intriso di politica e di disperazione, che oggi suona come l’eco di un mondo incredibile, fantastico – un vero “reperto” di una società che non esiste più, se non in alcuni slogan ammuffiti // di Francesco Paolella