philosophy and social criticism

Azzardo: con il piede straniero sopra il cuore

Marco Dotti

Nel quinto dei suoi Dialogues sur le commerce des bleds, pubblicati a Parigi nel 1770 da madame d’Epinay e Denis Diderot, l’illuminista Ferdinando Galiani osservava che un popolo di giocatori altro non è che un popolo di ciechi.

I commerci di questi ciechi sono costantemente in perdita, il debito pubblico avanza e, avanzando, perverte le finalità del corpo politico – lo Stato – non meno dei «diritti essenziali della sovranità» che vengono «impegnati, alienati, usurpati». Non c’è grazia, ma disgrazia in questa sorte. A un cattivo raccolto ne segue uno buono, osserva Galiani, come se qualcosa si insinuasse nel margine incerto, aleatorio di questa oscillazione, trasformando la speranza in presagio e il lavoro in inerzia.

Scrive Galiani che in una società di ciechi, dediti a rimestare pula e a giocare d’azzardo «il gusto per le feste e per il fasto germoglia nel cuore dei potenti; vogliono il lusso; opprimono il debole per soddisfarsi. Non conoscendo il prezzo delle opere delle arti che sono loro sconosciute, tutto sembra loro meraviglioso e prezioso. Lo straniero ne approfitta. Il denaro diminuisce e scompare. La cultura ne soffre e il reddito nazionale diminuisce. Lo Stato tocca il fondo, il male è all’apice».

Abate Galiani

Un popolo di giocatori, osserva infine l’abate Galiani, è ben disposto verso l’allegria, ma non è mai contento. Un popolo di giocatori non ammetterà mai responsabilità nel concorso alla propria rovina. Verserà la propria quota col sorriso sulle labbra e lo Stato incasserà, ma fino a quando?

[cite]

 

tysm review
philosophy and social criticism
vol. 30, issue no. 33 april 2016
issn: 2037-0857
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