philosophy and social criticism

I moti di Milano

"Moti di Milano"

di Karl Marx

Non appena a Milano fu schiacciato lo scoppio rivoluzionario Radetzky diede ordine di intercettare tutte le comunicazioni con il Piemonte e la Svizzera. Voi avrete già ricevuto le scarse notizie che fu permesso di far passare dall’Italia in Inghilterra. Richiamo la vostra attenzione su un tratto caratteristico degli avvenimenti di Milano.

Si tratta della insurrezione di Milano scatenata il 6 febbraio 1853 da Mazzini con l’appoggio degli emigrati rivoluzionari ungheresi. La rivolta che si proponeva l’abbattimento del dominio austriaco fallì nonostante la partecipazione operaia, perché, ordita come una congiura, non teneva conto della realtà della situazione. Il tenente maresciallo conte di Strassoldo, nel suo primo decreto del 6 corrente, pur imponendo a Milano il più rigoroso stato d’assedio, ammette chiaramente che il grosso della popolazione non ha affatto preso parte alla recente insurrezione.

Radetzky, nel successivo proclama del 9 corrente, datato da Verona, capovolge la dichiarazione del suo subordinato, e approfitta della ribellione per ottenere denaro con un falso pretesto. Egli infligge a tutte le persone che notoriamente non appartengono al partito austriaco multe di entità illimitata, a beneficio della guarnigione.

Nel suo proclama dell’11 corrente, egli dichiara che « la grande maggioranza degli abitanti, con poche lodevoli eccezioni, non è disposta a sottomettersi al dominio imperiale», e impartisce alle autorità giudiziarie, cioè alle corti marziali, la disposizione di sequestrare la proprietà di tutti i complici, il quale ultimo termine viene spiegato nel nodo seguente: che tale complicità consista semplicemente nella omissione della denuncia a cui ognuno è tenuto Egli avrebbe potuto anche confiscare immediatamente tutta Milano adducendo il pretesto che, essendo l’insurrezione scoppiata il giorno 6, gli abitanti della città non avevano denunciato il fatto il giorno precedente. Chi non diventa spia e informatore per conto degli Asburgo corre il rischio di divenire la preda legale del croato.

In una parola, Radetzky proclama un nuovo sistema di saccheggio indiscriminato. L’insurrezione di Milano è significativa in quanto è un sintomo della crisi rivoluzionaria che incombe su tutto il continente europeo. Ed è ammirevole in quanto atto eroico di un pugno di proletari che, armati di soli coltelli, hanno avuto il coraggio di attaccare una cittadella e un esercito di 40 mila soldati tra i migliori d’Europa mentre i figli italiani di Mammona danzavano, cantavano e gozzovigliavano in mezzo alle lacrime e al sangue della loro nazione umiliata e torturata.

Ma come gran finale dell’eterna cospirazione di Mazzini, dei suoi roboanti proclami e delle sue tirate contro il popolo francese, è un risultato molto meschino. È da supporre che d’ora in avanti si ponga fine alle rėvolutions improvisėes come le chiamano i francesi. Si è mai sentito che grandi improvvisatori siano anche grandi poeti? In politica avviene come in poesia. Le rivoluzioni non sono mai fatte su ordinazione. Dopo la terribile esperienza del ‘48 e del ‘49, occorre qualcosa di più degli appelli sulla carta fatti da capi lontani per suscitare rivoluzioni nazionali.

Scritto il 22 febbraio 1858.
Pubblicato su: New York Daily Tribune, 8 maggio 1853

tysm literary review

vol. 16, issue 21

january 2015

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