philosophy and social criticism

Ira deorum

Ernesto de Martino

Tra le segnalazioni del Numinoso, poste in rilievo da R. Otto, è il tremendo e incalcolabile e arbitrario furore del nume, la sua όργή. Ciò che, negli stadi inferiori dell’esperienza religiosa, è il demoniaco, l’inquietante, il quid carico di pericolosa energia sacrale, diventa, in uno stadio più elevato, Jahvè che pesta i reprobi nel frantoio della sua ira furente, l’iddio che condanna alla geenna ov’è pianto e stridor di denti. Ma a R. Otto è sfuggito che il tremendum mitico, in una sfera religiosa più propriamente magica, eccita, nel rito, una reazione violenta che permette di parlare di un’ira hominum contrapposta all’ira deorum. Un’esplorazione, anche limitata e frettolosa, nella fenomenologia della prassi religiosa, pone in luce esempi copiosi di violenza rituale, di un’ira, cioè, del credente verso il nume, di una violenza, contenuta o espressa, esercitata contro l’energia ribelle raffigurata nel mito. Il dominio della violenza rituale è vastissimo: vi appartengono le bestemmie, le offese, i turpiloqui, gli atti violenti incorporati in una prassi determinata, e aventi scopo apotropaico e catartico, come le ingiurie ai capitani e agli eroi durante il trionfo, la xenofobia rituale, le bestemmie scagliate contro il nume, ecc.; vi appartengono più generalmente tutti gli atti magici, poiché anche quando la violenza non si appalesa nella forma esterna del rito, vive tuttavia nella disposizione d’animo di chi lo pratica, sotto forma d’un concentrato tenace ribelle convogliamento e potenziamento di energie. Sarebbe senza dubbio interessante e suggestiva una compiuta esplorazione nel dominio della violenza rituale, condotta nell’intento di determinare con maggior precisione il significato religioso.

[Articolo apparso su “Religio”, n.14 (1938)]

ISSN:2037-0857