philosophy and social criticism

Nostra signora dialettica

Antimo Negri

Luciano Parinetto, Nostra signora dialettica. Unificazione e scissione in Lessing, Herder e Schiller, Prefazione di Alfredo Marini, Pellicani, Roma 1991

La dialettica, come logica che mette in crisi il principio di identità , quella stessa che trovò nella stagione teoricamente epocale della filosofia classica tedesca i suoi nuovi incunabuli, in Hegel la fondazione e in Marx il “rovesciamento”, continua a dominare lo scenario complesso e accidentato del pensiero filosofico e scientifico contemporaneo: a provarlo puo’ essere anche semplicemente la constatazione del diffuso rifiuto dell’ identita’ di ogni cosa – e, ciò che più conta, di ogni creatura umana – con se stessa, sino a far maturare la convinzione che trionfa, ormai, nella maniera più incontrastata, quella che, nel ricordo, che fu anche di Engels, di Matteo (5,37), si può dire la logica diabolica (quod abundantius a malo) che esclude perentoriamente il “sì , sì; no, no”. E, se è così, ritengo che ben possa parlarsi di una, come suona il titolo di questo singolare libro di Luciano Parinetto, uno studioso che, nell’ attuale situazione di disfatta e di diserzione delle fino a ieri quadrate legioni dell’ “intellighentia” marxista, resiste nella sua più robusta fedeltà (e non so fino a che punto non meriti rispetto) ai principi del marxismo-leninismo e all’ utopia di una trasformazione radicale del mondo delle cose e degli uomini che su di essi, buscandosi sonori schiaffi dalla storia, si è retta. Ma, in questo libro, il Parinetto non mostra soltanto di resistere nella fedeltà che, con molta amicizia, da ultimo, in certo modo gli contesta, nella prefazione, anche Alfredo Marini. Egli, infatti, anche traduttore del più dialettico pensatore della grecità (Eraclito, I frammenti, La vita felice, Milano 1982), ha modo di mettere in evidenza la sua serietà di storico della dialettica. In quanto tale, in questo libro, studia con bravura le fonti più immediatamente pre-marxiane e, direi anche, pre-hegeliane della dialettica, rintracciandole in pensatori come Lessing, Herder e Schiller.

Più esattamente, questi, nella costruzione più propriamente storiografica del Parinetto, pensatori della “unificazione (Vereinigung)” e della “scissione (Trennung)”, una coppia di termini, caratteristici del pensiero dialettico, con i quali, certo, ha dimestichezza qualsiasi studioso di Hegel e di Marx: dell’ una, in quanto cifra distintiva di una società non più caratterizzata dalle divisioni (quella del lavoro, a esempio) e dalle lacerazioni (quella tra le classi); dell’altra, in quanto cifra distintiva di una societa’ “divisa” e “lacerata” (proto-borghese e borghese, proto-industriale o industriale, proto-capitalistica o capitalistica). Proprio per questo, intanto, resta da vedere se Lessing, Herder e Schiller sono pensatori più della Vereinigung o della Trennung. E va da sé che, se si dimostra che sono pensatori più della Vereinigung che della Trennung, li si chiama a “precorrere” Marx che, mentre denuncia nell’ epoca borghese e capitalistica il tempo storico – e, quindi, superabile – della divisione del lavoro, delle lacerazioni classistiche ecc., annuncia profeticamente nel comunismo il luogo, ideale ma storicamente possibile, di una società senza divisione del lavoro, senza classi ecc. Parinetto, dal punto di vista storiografico, attraverso una lettura suggestiva e penetrante dei testi, riesce anche a provare come Lessing, Herder e Schiller “precorrano” Marx nell’ additare il tempo delle Vereinigung, pur nella consapevolezza di vivere in un tempo di Trennung, verso il quale assumono un atteggiamento francamente critico. E non è che non trovi, in proposito, testuali pezze d’ appoggio.

Ma ho l’ impressione che egli tenda, poi, avvinto dall’ ideologia e anzi dall’ utopia comunista, a non dare giusto rilievo al fatto che, in Lessing, vi è l’ inclinazione a ritenere “eterna” la “scissione” in un suo rapporto perenne con l’ “unificazione” e che Herder, ammette sì che, ma sostiene contemporaneamente che, ove cessasse di funzionare il “meccanismo delle rivoluzioni”, il genere umano diventerebbe una “morta palude” e che Schiller, da ultimo, anche quando teorizza uno Stato delle “relazioni belle”, cioè non più borghesi, finisce con l’ ammettere che queste relazioni non possono essere che aristocratiche. Lessing, Herder e Schiller, in altri termini, possono anche essere studiati come pensatori dialettici che “precorrono” Marx (e come tali li studia eccellentemente Parinetto, con analisi dotte e pertinenti che sollecitano un’ ulteriore ricerca). È un fatto, però, che egli proietta su questi tre grandi protagonisti dell’ Illuminismo – o, anche, del pre-romanticismo tedesco – una sua aspettativa o una sua speranza (di sapore marcusiano l’ una, di respiro blochiano l’altra).

La realtà storica del borghesismo post-moderno e del capitalismo come unica forma scientifica di organizzare l’economia lasciano imperturbato Parinetto che, come storico del pensiero dialettico, ci lascia comprendere non poche cose interessanti: egli non riconosce che la “scissione” è ancora il nostro destino.

[apparso sul supplemento domenicale del Sole 24 ore, 27 ottobre 1991]

ISSN:2037-0857