Georges Dumézil: Loki, le dieu ami et ennemi des dieux
Loki de Dumézil TYSM LITERARY REVIEW VOL. 18, ISSUE NO. 22 FEBRUARY 2015 CREATIVE COMMONS LICENSETHIS OPERA BY T YSM IS LICENSED UNDER A CREATIVE COMMONS…
Loki de Dumézil TYSM LITERARY REVIEW VOL. 18, ISSUE NO. 22 FEBRUARY 2015 CREATIVE COMMONS LICENSETHIS OPERA BY T YSM IS LICENSED UNDER A CREATIVE COMMONS…
Quando gli aerei della Luttwaffe rasero al suolo la cittadina inglese di Coventry, il 14 novembre 1940, il «lavoro» sembrò così ben fatto che Joseph Goebbels non tardò a prenderlo a modello. «Conventrizzare» (to coventrate) una città, con un infausto neologismo, divenne allora sinonimo di raderla al suolo, mutilandola di ogni forma di vita umana e di qualsiasi forma civile.
Anche «l’atto di scrivere esige una perfetta innocenza», osservava Vladimir Jankélévitch, «e l’innocenza è sempre più rara in questo teatrino filosofico in cui regnano l’opinione degli altri e la gloria di apparire, in cui tutto inizia con un manoscritto e finisce con un manoscritto».
di Marco Dotti Gli occhi dei gatti racchiudono qualcosa di enigmatico e al tempo stesso di emblematico, per noi. Chissà se i nostri avranno, per loro,…
Nella primavera del 2004 diventano di dominio pubblico le immagini del carcere irakeno di Abu Ghraib, dove i soldati americani si lasciano fotografare – sono in posa e allegri – mentre torturano i prigionieri. Nessuno può aver dimenticato l’orrore di quelle scene. Scene di una catastrofe post-democratica, dove l’orrore coincide con l’immagine dell’orrore, reiterata, ostentata, sovraesposta nel quotidiano
La scrittura, insomma, non è altro che una screpolatura. Si tratta di dividere, di solcare, di rendere discontinua una materia piana, foglio, pelle, distesa di argilla, muro
Liberarsi dai monoteismi, afferma Peter Sloterdijk, significherebbe riconsegnare la libertà di pensiero a una società pervasa dalla violenza. Significherebbe esorcizzare quella violenza
Poco incline ai riflettori, di Maurice Blanchot (1907-2003) esistono pochissime fotografie, quasi nessuna presenza in “scena” (conferenze, dibattiti), nessun protagonismo. Saggista e scrittore comunque prolifico, scelse la parola scritta come forma di comunicazione verso quegli amici lontani – i lettori – a cui allude un bellissimo lavoro, L’amicizia (Marietti, Genova 2010). «La mia amicizia complice», scriveva Blanchot, «ecco ciò che posso donare agli uomini».
Quel che è successo in Grecia, piaccia o meno, dimostra che contro la logica del debito come colpa ci si può opporre con la difesa della dignità, la forza dell’orgoglio contro la miseria della vergogna.
Il Mediterraneo, «intriso di sangue e di sperma», come lo definisce nei suoi Dialoghi con Leucò Cesare Pavese, rimanda immediatamente all’idea generativa di entrambi questi liquidi, uno di origine femminile, il sangue mestruale, l’altro maschile: lo sperma. Esiodo nella sua Teogonia (vv. 188-90) dice: «Attorno alla bianca schiuma dell’immortale membro trasportato verso il largo, per tanto tempo (poulùn chrónon), una fanciulla crebbe».
Se il potere corrompe, il denaro corrode. Il denaro solve, ma non coagula. Disgrega società e legami, accelera e seduce. Sorge così una domanda: la sola alternativa al denaro è il deserto?
La liquidità è specchio del nostro timore del futuro, delle nostre incertezze, della precarietà di ogni cosa. Il possesso di moneta lenisce le nostre inquietudini. Che cosa può indurci a separarcene?
Assistiamo a un ritorno di ciò che Durkheim chiamava “riti piaculari”. Una postmoderna elaborazione del lutto, ovviamente inconscia, che si getta alle spalle alcune figure caduche di un mondo oramai troppo vecchio e ribadisce – come giustamente affermava Rousseau – che il «fanatismo ateo e fanatismo devoto si incontrano nella loro comune intolleranza» (Confessioni, Pare II, libro 11).
La bestemmia (dal greco neotestamentario blasphemia, composto da phemì, “dire”, “parlare”, e probabilmente da un blas, collegato con blapto, “ledere, danneggiare”) è un comportamento orale maledittorio e oltraggioso che viene all’evidenza della religione e del diritto soltanto nell’Ebraismo antico e medioevale, nel Cristianesimo e nell’Islam. L’antica concezione classica considerava le divinità distanti da ogni reazione all’umano parlare, e ignorava questo crimine o peccato.