Un etnologo nel bistrot
Francesco Paolella Marc Augé, Un etnologo al Bistrot, Cortina, Milano 2015 Il bistrot è un genere di locale di cui non è facile trovare equivalenti fuori…
Francesco Paolella Marc Augé, Un etnologo al Bistrot, Cortina, Milano 2015 Il bistrot è un genere di locale di cui non è facile trovare equivalenti fuori…
Crisi senza fine. Lo dicono gli indicatori. Ma se si tenesse conto della cooperazione sociale, e non solo della prestazione individuale, il calcolo della produttività permetterebbe di remunerare in modo assai più appropriato il contributo di tutti alla creazione della ricchezza.
«Morte ai vecchi», il libro scritto a quatto mani con Massimiliano Geraci, non può essere considerato forse il «primo romanzo» di Franco Berardi Bifo. Ma senza dubbio questa singolare distopia, che immagina un futuro non poi così lontano dal nostro presente, condensa molte delle riflessioni dedicate da Bifo alla «mutazione» contemporanea. E proprio per questo il vero protagonista del romanzo diventa uno sciame omicida di ragazzini, perennemente intrappolati in un onnipresente alveare digitale.
Un racconto tratto di Sotirios Pastakas, tratto dal suo “Il dottor Ψ e I suoi pazienti. 66 brevi racconti dal gabinetto di uno Psichiatra” (Melani editore, Atene, 2015).
Per radio hanno detto che un politico ha chiesto di mettere il sud al centro.
Il libro non è più considerato un veicolo di idee, un mezzo di formazione culturale rivolto alla collettività, ma una merce qualunque, un prodotto di largo consumo che deve essere venduto il più facilmente possibile ad una platea di persone di cui si danno per assodati l’esistenza e la cospicua numerosità.
«…Le dicevo che Napoli era l’arcaico che si sgretolava nel moderno, mentre Buenos Aires il moderno che si sgretolava nell’arcaico: cosicché le due lontane città erano destinate a incontrarsi forse a metà strada, in un punto dell’Atlantico, per sprofondare insieme».
Alla precarizzazione del lavoro va ad aggiungersi l’effetto della digitalizzazionedei processi di produzione e dei consumi, un processo destinato a falcidiare l’impiego del classico lavoro salariato, se è vero, come evidenziato da una ricerca dell’Università di Oxford, che qualcosa come il 47% delle professioni vigenti scomparirà nei prossimi anni. L’accelerazione di tali processi indotti dalla potenza delle nuove tecnologie è tale che, differentemente dal passato, la creazione di nuovi posti di lavoro e di nuove professioni non riuscirà a compensarne le perdite.
Il mondo di oggi, tutto insieme pre-moderno, moderno e post-moderno, cerca inutilmente di emanciparsi dal sacro, dal religioso; dal bisogno, in particolare, di attribuire un potenziale, una dose più o meno forte di energia ad oggetti (amuleti, reliquie, talismani) che sarebbero capaci di garantire salute, successo, visibilità o, semplicemente, un contatto con ciò che sta in alto (il divino, il genio, l’eroico).
Il darwinismo sociale, l’eugenetica, la selezione che premia un prototipo di umanità “superiore”, non sono più soltanto i “mostri” delle ideologie totalitarie che si vorrebbero sepolte per sempre, o i fantasmi che aleggiano sui traguardi più inquietanti delle attuali sperimentazioni scientifiche applicate alla vita.
Il nostro mondo finirà, scriveva Karl Kraus, per mano della magia nera: la stampa. Prosegue Kraus: «Quando il vecchio sistema giornalistico andava in guerra, mentiva, non c’è dubbio. Ma si contentava di comunicare fatti non veri. Il nuovo sistema non ne è capace e si mette a rubare opinioni e naturalmente le opinioni gli marciscono in mano, diventando luoghi comuni»
Sotto l’urto della precarietà dilagante, di un tempo che si restringe fino a coincidere con il “qui e ora”, l’appartenenza non scompare ma assomiglia sempre di più a quel luogo-non luogo della nascita, dove le acque si mescolano, dove i confini tra sé e l’altro sono quasi inesistenti, e le diversità inafferrabili. Là dove i legami – con un paese, una cultura, una storia- sembrano evaporare, si accampa un individuo più consapevole della sua singolarità, ma anche più prossimo a quella moltitudine di simili che la globalizzazione fa trovare sul suo cammino, reale o mediatico.
Dei risultati d’esercizio dell’AVS e dell’AI dello scorso anno (2015) colpisce in particolare la concomitanza tra il risultato negativo della ripartizione (- 579 milioni) e quello altrettanto negativo degli investimenti dei fondi di compensazione, ossia delle riserve dell’AVS (- 237 milioni).
Gli zombi sono gli altri, i già morti, coloro che, quando avranno morte reale, per fuoco, per terra o per mare come cantava Leonard Cohen, non potranno che confermare la loro vocazione: esseri indifferenziati, senza storie e senza nome, , la cui fine ci spaventa solo perché mette fine a una prestazione votata al benessere altrui. Forse anche il nostro. Dead men working, insomma. Stessero così le cose, vuoi vedere che ci toccherà pure rivalutare quel matto di Seabrook e dire che, in fin dei conti, aveva proprio ragione?