philosophy and social criticism

Automazione e lavoro: catastrofisti per caso?

A sei anni dalla pubblicazione del Rapporto di Oxford, l’economista Carl Frey confessa che quello studio è stato ampiamente equivocato, che non era affatto intenzione degli autori prevedere la scomparsa della metà dei posti di lavoro oggi esistenti, che nella loro ricerca si parlava in realtà di professioni vulnerabili, non suscettibili di essere eliminate dai processi di automazione e computerizzazione, che la sostituzione del lavoro vivo con macchine automatiche dipende da un certo numero di fattori, quali il costo dell’investimento, le norme di regolazione vigenti, la pressione politica e la resistenza sociale // di Christian Marazzi

Senza uomini

In poche pagine, Marcel Gauchet – filosofo francese fra i più attenti ai rapporti di potere nella vita sociale e, in particolare, al ruolo in quest’ultima del religioso – ci espone questioni enormi, che tutte possono essere ricondotte a questa: il dominio maschile nella nostra società è ormai finito // di Francesco Paolella

Il Kurdistan libertario ci riguarda!

Il Kurdistan libertario non ha equivalenti nel mondo. La sola iniziativa comparabile è quella delle comunità zapatiste del Chiapas, anch’esse fondate sulla democrazia diretta, l’auto-organizzazione di base, il rifiuto delle logiche capitaliste e stataliste, la lotta per l’uguaglianza tra uomini e donne

Tutti sul piedistallo

Nell’epoca del narcisismo di massa – per il quale le persone non sono certamente meno sole, ma soltanto più disposte a condividere la propria solitudine – anche le critiche al narcisismo (sempre al narcisismo degli altri) sono pressoché universali // di Francesco Paolella

Il trauma del debito e la lezione giapponese

Di fronte al rilancio di politiche monetarie espansive, come quella annunciata da Draghi la settimana scorsa e quella perseguita, volente o nolente, dal presidente della Federal reserve americana, è lecito chiedersi se per le economie sui due lati dell’Atlantico non sussista un reale rischio di Japanizzazione // di Christian Marazzi

Medici e medicina durante il fascismo

Ci si potrebbe chiedere: cosa può mai cambiare ad essere ammalati quando vige un regime democratico oppure una dittatura? Non contano soltanto i progressi della medicina, le terapie disponibili, le innovazioni della chirurgia? Ma la medicina ha anche un ruolo politico // di Francesco Paolella

Il racconto della fine

Gli scrittori non possono più essere profetici. Anche per questo, è stato davvero “eroico” lo sforzo compiuto dall’autore di questo volume, il quale ha cercato, appunto, di tenere viva la prospettiva di una speranza possibile in un contesto, come quello letterario fra Otto e Novecento, affascinato dalla morte // di Francesco Paolella

Scrivere digitale

Stiamo entrando in un epoca in cui le nuove forme di scrittura potrebbero davvero arrivare ad esiti impensati, e lo stesso oggetto-libro, come prodotto-finito potrebbe cambiare in modo rivoluzionario // di Francesco Paolella

La parola della fede

Il bisogno di credere – spiega Julia Kristeva – non è solo l’origine di ogni religione, ma una necessità antropologica pre-religiosa e pre-politica. È l’investimento in un altro che mi riconosce e che riconosco, un ‘credito’ che fa esplodere quel desiderio di sapere, di porre domande, che anima la libertà di pensiero // di Francesco Paolella

Brutti, sporchi e cattivi. I contadini nell’Ottocento italiano

l mondo contadino nell’Italia dell’Ottocento, le sue condizioni di vita e di lavoro. Per la conoscenza storica le vite dei lavoratori della terra sono rimaste nell’ombra. In assenza di testimonianze dirette bisogna rifarsi ai medici condotti, obbligati a vivere tra i contadini per occuparsi della loro salute. L’obbiettivo della medicina ufficiale fu quello di risanare l’ambiente di lavoro e di vita della collettività attraverso il controllo dei fondamentali parametri dell’igiene: aria, acqua, suolo // di Francesco Paolella

I danni del plusmaterno

Adolescenza zero
descrizione

Attraverso l’analisi di fenomeni estremi come quelli che riguardano gli hikikomori, ragazzi reclusi in casa, o le cutters, giovani che si tagliano la pelle, la psicoanalista Laura Pigozzi si interroga sulla continuità che esiste tra essi e lo statuto “disanimato” degli adolescenti contemporanei. Il rapporto che questi intrattengono col proprio corpo, con la scuola, con il sesso e con la scoperta del mondo mostra i segnali inquietanti di una chiusura, di “un arresto del desiderio, uno scacco della vitalità, un gorgo di passività” // di Francesco Paolella